venerdì 26 marzo 2010

Il punto su rifiuti e acqua.

Cominciamo dai rifiuti ...

La situazione resta fortemente negativa, la raccolta differenziata non supera il 23 % che è il dato medio provinciale. Nel 2009 è continuato l’ export dei rifiuti: una notevole quantità di indifferenziato è stata avviata alla discarica di Scarpino sulle alture di Genova e circa 10 mila ton. di CDR sono state bruciate nell’ inceneritore di Isernia. Le assessore all’ Ambiente del Comune e della Provincia di La Spezia prevedono che l’ impianto di Saliceti possa nel corso del 2010 andare a regime. Com’ è noto lo scorso anno ha operato per circa un terzo della sua potenzialità ovvero 80 mila ton/a. L’ indifferenziato però ammonta a 105 mila ton/a, quindi 25 mila ton. nell' anno in corso dovranno comunque essere esportate fuori provincia previo trattamento nell’ impianto di Albiano Magra.
Pur trattandosi di uno scenario sconfortante -sia sotto l’ aspetto della sostenibilità ambientale che per quanto attiene ai costi del servizio- costituisce la previsione ottimale.!

Cosa si sta facendo per migliorare questo stato di cose?

Pare che il Gestore sia riuscito a dotare Saliceti del necessario numero di operatori. Tempo fa si era diffusa la voce che, causa perduranti condizioni di insalubrità, il personale addetto in forza all’ Acam, si era rifiutato di prendervi servizio e che si era dovuto far ricorso a personale straniero. Ufficialmente si diceva invece che l' impianto si trovava in una condizione di rodaggio. Allo stato possiamo azzardare che se l’ oscura vicenda del mancato accatastamento dell’ impianto (per motivi di illegittimità) non approderà in qualche tribunale, la struttura dovrebbe andare a regime. Certo la decisione di trasferirne la titolarità ai Comuni fa pensare che Hera, il partner forte che dovrebbe acquisire Acam, abbia voluto "scorporare" anche eventuali guai giudiziari oltre che una parte di debiti dell' azienda spezzina..
Pare anche che in giugno parta un progetto che porterà il porta a porta dal 2% al 17% della popolazione residente a La Spezia ovvero 16252 abitanti. Gli utenti interessati passeranno da 1912 a 16252 abitanti. Tenendo conto della produzione media annua procapite degli spezzini * 0.617 tonn. * il monte rifiuti raccolto a domicilio e in "prossimità " passerà da 1179 a circa 10027 tonn./ annue. Prevedendo di recuperare il 65% di questa quantità circa 5751 ton./annue - stiamo parlando della parte che ha mercato ( carta, plastiche CONAI, alluminio, vetro)- unitamente a quella che non ha potere calorifico ( l’ umido ), l’ incremento a giugno 2011 della raccolta differenziata sarà intorno al 4.5%. Purtroppo non si ha notizia di analoghe iniziative in altri Comuni, per esempio a Sarzana ci si limita a dispiacersi per essere rimasti al palo e per la comica e costosa vicenda dei Kanguri che ha lasciato il centro storico senza raccolta differenziata. Niente o quasi neanche a Lerici, Vezzano Ligure, Arcola, Ameglia che sono tra i comuni più popolati. Nel giugno del 2011, peraltro, dovremmo viaggiare intorno a percentuali del 60 % ed alla fine del 2012 dovremmo raggiungere il 65% come previsto dal D.lgs 152/2006. Nel 2011, probabilmente non raggiungeremo neppure al 30 % ! Non di meno è opportuno ricordare che già il limite previsto per il 2008 -cioè il 45 %- non è stato rispettato da nessuno dei comuni della Provincia spezzina. Ancora non si è compreso come la Regione Liguria non abbia applicato ai Medesimi l’ addizionale del 20 % alla tassa rifiuti prevista dall’ art. 205 del suddetto Decreto.

Vi è poi la questione del mancato passaggio da TARSU a TIA …

Certamente in questi anni avremmo dovuto traguardarlo ma non è stato così, ed è facile capire il perché: passare da un sistema di calcolo della bolletta dei rifiuti che si basa in parte sull’ effettiva produzione invece che integralmente sull’ ampiezza degli immobili, avrebbe comportato investimenti nel porta a porta. Il porta a orta è l’ unico sistema idoneo a quantificare -utente per utente- la produzione di rifiuti. Ciò avrebbe significato per il Gestore più investimenti e meno incasso dovuto alla minore quantità di rifiuti smaltiti o trattati. Anche se -va detto- con una raccolta differenziata più alta i Comuni avrebbero goduto di più alti rimborsi Conai.
Tarsu e Tia hanno comunque una cosa in comune: con la Sentenza numero 238/2009 la Corte Costituzionale, nel rilevare la loro natura tributaria, ha sancito che “le prestazioni del servizio di smaltimento dei rifiuti non debbano essere assoggettate ad IVA e debbano essere ricondotte nel novero dei "diritti, canoni, contributi ". Ne consegue che l’Iva addebitata agli utenti risulti indebitamente percepita e pertanto se ne possa richiedere l’ immediata cancellazione dalle future bollette e lo sgravio del pregresso con riferimento agli ultimi 10 anni. Altro duro colpo per le casse del Gestore.!

Nella nostra Provincia non si è ancora deciso nulla a riguardo della discarica di servizio ..

Credo invece di si … la decisione penso sia stata presa ma prima di renderla pubblica si intende “scollinare” il voto regionale. Alcune settimane fa erano comparsi sulla stampa i nomi di siti già ricompresi a suo tempo nella rosa indicata dal Piano Provinciale dei rifiuti. Primo tra tutti quello della discarica di Le Gronde che comunque deve essere ancora ampliata per poter ricevere frazioni di rifiuti. In questo caso Acam andrebbe incontro a costi che certo non si può permettere ( si è parlato di 6 milioni di euro) per poi avere a disposizione una capienza di poco superiore ai 100 mila metri cubi. Nel caso vi si conferisse la FOS ( frazione organica stabilizzata), si potrebbe andare avanti per 3-4 anni. La Fos però non corrisponde che ad un terzo della massa indifferenziata. Le cave di Mangina e Gravegnana rispettivamente ubicate a Brugnato e Rocchetta Vara hanno una capacità di 550 e 350 mila metri cubi ma l’ ipotesi di trasformarle in discariche incontra un notevole dissenso e dovrebbe scontare difficoltà procedurali. Perciò credo che Saturnia sia il sito su cui ACAM farà maggiormente pressione, del resto la Comunità di Pagliari è stata già informata dell’ intenzione da parte del comune della Spezia di conferirvi compost grigio o FOS. Ma in situazioni di emergenza e/o contingenti (si intenda l’ alto costo dell’ export rifiuti) in quell’ impianto potrebbe finirvi il biostabilizzato, cioè ciò che esce dalle biocelle di Saliceti. Tutto ciò per un arco di tempo entro cui si provvederebbe a chiudere il protocollo con Enel per la co-combustione del CDR nella centrale di Vallegrande. Questo scenario rientrerebbe nell' insieme di condizioni dettate da Hera (la multiutility romagnola che ha dichiarato formale interesse per Acam) perché la fusione con l’ azienda spezzina vada in porto.

E qui la questione si allarga al ciclo dell’ acqua …

Si … tra le condizioni dettate da Hera vi sarebbe un taglio al personale di almeno 150 unità (in accordo con i sindacati) e la riduzione del debito accumulato. Nelle ultime settimane nei consigli comunali della Spezia, Lerici e Portovenere si è votato per la costituzione della Società delle Reti che è passata grazie a tutto il centrosinistra e alle Liste Schiffini e Tedoldi. Praticamente i Comuni comprano da se stessi ( cioè dall' Acam ) la vetusta rete idrica spezzina. L’ operazione serve a ridurre il debito di Acam Acque scorporandolo. In pochissimi sanno a quanto questo ammonti .. secondo alcuni potrebbe variare da 95 a 150 milioni di euro. Acam Acque è il contenitore dove si sono sversate le perdite della Società madre. Oggi quel contenitore si chiama Società delle Reti attraverso il quale le perdite saranno socializzate. Fatto indegno che si è cercato di contenere enfatizzando che la Rete Idrica deve restare pubblica come la Legge prevede ! Ma allora perché sino ad oggi era gestita da Acam che è una SPA pubblica ma presente sta sul mercato?
Le perdite saranno socializzate ma i profitti no .. quelli saranno privatizzati: la nuova società di cui farà parte Hera -gruppo quotato in borsa- si terrà infatti l' acqua .. Si tratta dell’ ormai collaudato sistema delle bed e good company… Altra grave ricaduta per le Comunità potrebbe derivare dall' acquisizione da parte di Hera della maggioranza del pacchetto azionario di Acam eventualità da non scartare visto lo stato di decozione a cui Soci Amministratori e CDA hanno portato l' Azienda spezzina. Ciò potrebbe ancor di più condizionare le scelte che attengono al ciclo rifiuti e dell'acqua ed alle relative tariffe. Chi dice che l' ATO ( la Provincia) ed i Sindaci vigileranno si illude o vuole illudere. Altro particolare: ai Comuni ( cioè i cittadini) andrebbe un affitto per l' uso della rete idrica che secondo alcuni dovrebbe servire a ripianare i debiti che essi stessi si sono accollati ... ma è dato sapere a quanto ammonta questo affitto ? o per meglio dire: qualcuno sa se questi introiti saranno sufficienti a delineare un piano di rientro con le banche creditrici ? Ma le preoccupazioni per i cittadini non finisco qui: vi è anche il giustificato timore che i nuovi padroni di ACAM dovendo sostenere i costi dell' affitto della rete e volendo mantenere un adeguato margine di profitto avranno un motivo in più per alzare i costi dei servizi.

Cucciniello Corrado - candidato Lista Civica “Terra del Magra – Sarzana”

Perché difendere il nostro S.S.N.

Perché difendere il nostro Sistema Sanitario Nazionale istituito nel 1978 con la legge 833?

La risposta è molto semplice: perché è stata una conquista di civiltà.

La legge 833 del 1978 è stata, infatti, il frutto di una grande alleanza popolare fra le forze sociali e gli operatori sanitari più sensibili che mosse cittadini allora molto più coscienti ed attivi di oggi nel difendere ed ampliare i propri diritti.

Molteplici sono gli aspetti positivi e le conquiste che ne derivarono e che ancora adesso rimangono espressamente indicati nella legge e nei successivi ampliamenti:

- L’estensione dell’assistenza sanitaria gratuita a tutti i cittadini.
- Lo stesso trattamento sanitario per tutti i cittadini indipendentemente dallo stato sociale, religioso ed economico
- L’ obbligo, per lo Stato, di rispettare la definizione di salute più avanzata nel mondo che impone il raggiungimento e il mantenimento dell’equilibrio fisico, psichico e sociale delle persone. Mettendo quindi in rapporto, negli interventi da mettere in campo, l’ambiente in cui si vive e si lavora e la salute.
- La globalità dell’intervento sanitario dove prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione sono fondamentali e riconosciuti come diritti inalienabili e gratuiti nel percorso di vita dalla nascita in poi.
- Gli interventi di educazione sanitaria nell’ambiente di lavoro, nelle scuole e nelle famiglie per eliminare i fattori di rischio. Nella fattispecie creando i Servizi di Medicina del Lavoro, Medicina Scolastica ed i Consultori Famigliari.
- La tutela dei più deboli che, oltre agli indigenti, sono i portatori di Handicap, i malati psichici e gli anziani. Fino ad arrivare al loro recupero e reinserimento nella vita sociale
- La programmazione come metodo per organizzare i servizi sanitari, basandosi sulla conoscenza dei bisogni reali e complessivi della popolazione con la costituzione dei Distretti Sanitari e dei servizi sanitari territoriali in sinergia con le strutture ospedaliere.
- La partecipazione dei cittadini in organismi interni (Comitati Consultivi Misti) ed esterni (Conferenza dei Sindaci) alla struttura sanitaria pubblica come metodo per controllare ed intervenire sulle scelte in materia sanitaria e per verificare la rispondenza dei servizi ai bisogni della popolazione locale.
- La formazione e l’aggiornamento continuo del personale per una continua crescita professionale e di conoscenza.

Ma molteplici sono anche i fattori negativi che stanno pesantemente minando il Sistema Sanitario Nazionale pubblico.
Per questo la lista civica “terra del Magra – Sarzana” si schiera a difesa di questo patrimonio culturale e solidale e dice no

- Alla cattiva politica ed alla pessima amministrazione che sta minando le fondamenta del nostro S.S.N.
- Ai tagli degli organici e alle carenze tecnologiche che si traducono in trasferimento di finanziamenti dalla gestione diretta a favore di soggetti privati da cui si “acquistano” prestazioni
- Ad un inefficace coordinamento tra servizi ospedalieri e territoriali
- Ad una inadeguata programmazione e a tutti i sistemi che, direttamente o indirettamente, obbligano il cittadino a rivolgersi al privato
- Alla mancanza di interventi strutturali volti alla soluzione delle intollerabili liste di attesa. Ovvero alla mancanza di interventi diretti a rimuovere i fattori che le determinano
- Al precariato in sanità. Perché oltre al dramma ed all’insicurezza per le persone interessate è una dispersione ed impoverimento delle potenzialità con forti ricadute sull’assistenza
- Al privato con funzioni predominanti
- Al carico di lavoro burocratico sul personale sanitario che sottrae tempo in primis all’assistenza, ma anche all’aggiornamento, alla verifiche ed alla ricerca.
- Alla nomina dei Direttori Generali, Sanitari, Amministrativi e di Dipartimento e di Struttura complessa oggi legata più alla fedeltà politica o ad altri “titoli” piuttosto che al reale merito professionale.

Ma per questo occorre nuovamente un’alleanza con gli operatori a cui chiediamo di liberarsi da una sudditanza politico/affaristica, gerarchica e burocratica che ha invaso e sta gestendo per loro il campo sanitario.

Gli operatori devono ritornare a partecipare alle scelte di programmazione per percorsi clinici sicuri per i cittadini.

I cittadini, per parte loro, devono riappropriarsi dello stato che deve fissare regole e garanzie per tutti nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione ed esercitare una forte azione di controllo sia nelle strutture pubbliche che in quelle private.

Qualcuno dice che è ingerenza.
Noi diciamo che è una garanzia per tutti i cittadini del nostro paese.

Graziella Giacomelli, candidata Lista Civica “Terra del Magra – Sarzana” Resp. Centro Ligure Tutela del Malato Sarzana

mercoledì 24 marzo 2010

Evento - Incontro con Domenico Finiguerra



Lista Civica Terra del Magra – Sarzana invita la cittadinanza a partecipare venerdì 26 marzo alle ore 17,30 a Sarzana presso il Cafe' "Il Teatro", Piazza G. Garibaldi,28 all’incontro dal titolo:

“Terra, un bene comune da preservare”

La conferenza sarà tenuta da Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano, capo della Lista Civica di centro sinistra che ha ottenuto il 51% delle preferenze nel 2003 e il 62% nel 2007, E’ anche uno dei promotori del movimento “Stop al consumo di Territorio” che conta a tutt’oggi 16827 iscritti e più di 200 associazioni, comitati e gruppi che hanno aderito collettivamente.
Il sindaco racconterà come è potuto succedere che i cittadini del suo Comune abbiano scelto di votare un candidato che chiedeva l’aumento delle tasse (l’ICI sulla prima casa prima e su tutte le attività produttive poi, l’aumento del 10% del costo delle mense scolastiche e il raddoppio delle rette dei centri estivi), realizzava tagli sostanziali delle spese dell’amministrazione (una Panda come macchina di rappresentanza invece della Mercedes, 500 € mensili al sindaco e 70€ agli assessori, la sostituzione della illuminazione del cimitero con lampadine a basso consumo), utilizzava le bellezze architettoniche per promuovere il turismo (il Comune organizza matrimoni e catering nella villa settecentesca anche a mezzanotte e incassa gli introiti) . In cambio i cittadini hanno ottenuto lo stop al consumo di territorio: non si costruisce più nulla, si ristrutturano le meravigliose ville e gli edifici storici, si tutela la campagna destinata ad uso agricolo, si gode del meraviglioso paesaggio della pianura padana compresa fra il Ticino e il Naviglio Maggiore e in definitiva, a giudicare dal successo elettorale ripetuto, si vive meglio.

Esistono i Comuni Virtuosi i Comuni che hanno scelto il No alla Cementificazione?


Nella foto: Marco Boschini e Maria Clotilde Fiori

La Lista Civica Terra del Magra organizza in questi ultimi giorni di campagna elettorale un serie di incontri sul tema della tutela del territorio e della qualità della vita dei suoi abitanti.

Domenica 21 marzo ha invitato Marco Boschini, assessore all’ambiente a Colorno (PR) e coordinatore dell'Associazione dei Comuni Virtuosi, a tenere una conferenza dal titolo L’Italia che Funziona: dall’immobilismo della Casta agli esempi concreti di un altro modo di fare politica: non solo è possibile ma si sta già facendo. Boschini, coautore insieme a Michele Dotti del libro “L’Anticasta – L’Italia che funziona” EMI 2009, ha raccontato ai cittadini sarzanesi l’esperienza dell’Associazione dei Comini Virtuosi. L’Associazione nata nel maggio del 2005, nella sala consiliare di Vezzano Ligure, su iniziativa di quattro comuni (Monsano (AN), Colorno (PR), Vezzano Ligure (SP) e Melpignano (LE)), conta a tutt’oggi una quarantina di comuni aderenti. Nel suo statuto si afferma che "I Comuni che aderiscono all’Associazione ritengono che intervenire a difesa dell’ambiente, migliorare la qualità della vita e tutelare i Beni Comuni, intesi come beni naturali e relazionali indisponibili che appartengono all’umanità, sia possibile e tale opportunità la vogliono vivere concretamente non più come uno slogan, consapevoli che la sfida di oggi è rappresentata dal passaggio dalla enunciazione di principi alla prassi quotidiana. "

Cinque sono gli obbiettivi fondamentali a cui i Comuni aderenti si attengono:

- ridurre l’impronta ecologica della macchina comunale attraverso misure ed interventi concreti ed efficienti (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche, etc.);

- ridurre l’inquinamento atmosferico promuovendo politiche e progetti concreti di mobilità sostenibile (car-sharing, bike-sharing, car-pooling, trasporto pubblico integrato, piedibus, scelta di carburanti alternativi al petrolio e meno inquinanti, nel rispetto delle produzioni agricole locali, volta al soddisfacimento dei fabbisogni alimentari delle proprie comunità e della biodiversità, etc.);

- promuovere una corretta gestione dei rifiuti, visti non più come un problema ma come risorsa, attraverso la raccolta differenziata “porta a porta” e l’attivazione di progetti concreti tesi alla riduzione della produzione dei rifiuti (progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso, etc), in una politica che aspira al traguardo “rifiuti zero”;

- incentivare nuovi stili di vita negli Enti locali e nelle loro comunità, attraverso politiche e progettazioni atte a stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili (autoproduzione, filiera corta, cibo biologico e di stagione, sostegno alla costituzione di gruppi di acquisto, turismo ed ospitalità sostenibili, promozione della cultura della pace, cooperazione e solidarietà, “disimballo” dei territori, diffusione commercio equo e solidale, banche del tempo, autoproduzione, finanza etica, etc), favorendo il più possibile l’autoproduzione di beni e lo scambio di “servizi”, sottraendoli al mercato per una società della sobrietà ispirata ai temi della de-crescita."

Boschini ha raccontato le diverse iniziative, spesso piccole e parziali, ma non per questo meno importanti in quanto fondamentali punti di partenza da cui cominciare per cambiare le cose e sensibilizzare la cittadinanza, realizzate dai Comuni Virtuosi: dalla distribuzione casa per casa dei riduttori di flusso dell’acqua potabile, alla installazione di sistemi di illuminazione dei cimiteri e delle strade a basso consumo energetico, alla organizzazione della raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti con il sistema della tariffazione puntuale per la quale i cittadini pagano solo per la quota di rifiuti non riciclabile, ai progetti per ridurre gli imballaggi delle merci, all’impiego delle imprese edili locali per la ristrutturazione degli edifici esistenti improntata al risparmio energetico e alla salvaguardia dei beni architettonici.

Venerdì 26 marzo, alle ore 17,30 presso il bar “Il Teatro”, in piazza Garibaldi, sarà invitato Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, capo della Lista Civica di centro sinistra che ha ottenuto il 51% delle preferenze nel 2003 e il 62% nel 2007. Finiguerra è anche uno dei promotori del movimento “Stop al consumo di Territorio” che conta a tutt’oggi 16827 iscritti e più di 200 associazioni, comitati e gruppi che hanno aderito collettivamente.

Il sindaco nella sua conferenza dal titolo: “Terra, un bene comune da preservare”, racconterà come è potuto succedere che i cittadini del suo Comune abbiano scelto di votare un candidato che chiedeva l’aumento delle tasse (l’ICI sulla prima casa prima e su tutte le attività produttive poi, l’aumento del 10% del costo delle mense scolastiche e il raddoppio delle rette dei centri estivi), realizzava tagli sostanziali delle spese dell’amministrazione (una Panda come macchina di rappresentanza invece della Mercedes, 500 € mensili al sindaco e 70€ agli assessori, la sostituzione della illuminazione del cimitero con lampadine a basso consumo), utilizzava le bellezze architettoniche per promuovere il turismo (il Comune organizza matrimoni e catering nella villa settecentesca anche a mezzanotte e incassa gli introiti) . In cambio i cittadini hanno ottenuto lo stop al consumo di territorio: non si costruisce più nulla, si ristrutturano le meravigliose ville e gli edifici storici, si tutela la campagna destinata ad uso agricolo, si gode del meraviglioso paesaggio della pianura padana compresa fra il Ticino e il Naviglio Maggiore e in definitiva, a giudicare dal successo elettorale ripetuto, si vive meglio.

La Lista Civica Terra del Magra intende far propria la politica dei Comuni Virtuosi e si batterà affinché Sarzana possa, prima o poi, arrivare a farne parte. Intende stabilire contatti stabili con gli organizzatori della Associazione dei Comuni Virtuosi e del Movimento “Stop al consumo di territorio” per realizzare, con il loro aiuto, progetti per la salvaguardia di Sarzana e della valle. Ritiene infine che una politica locale basata su questi principi possa costituire la base per il rilancio economico e la creazione di nuovi posti di lavoro.

Silvia Minozzi

lunedì 22 marzo 2010

Evento - Incontro sulla Sanità Pubblica



Lista Civica Terra del Magra – Sarzana e il Comitato Sanità Val di Magra invitano la cittadinanza a partecipare martedì 23 marzo alle ore 17,30 a Sarzana presso il Centro Sociale Barontini all’incontro dal titolo:

Dal VECCHIO “San Bartolomeo” al FUTURO Insieme per Difendere e Migliorare la Sanità Pubblica.
No:
alla cattiva politica ed alla pessima amministrazione che stanno distruggendo la Sanità Pubblica Italiana;
Si: ad un servizio Sanitario Nazionale pubblico che sia un ricchezza per il paese ed una garanzia per il diritto alla salute;

La conferenza sarà tenuta dai relatori:
Valter Chiappini, Infermiere, Coordinatore Comitato Sanità Val di Magra;
Graziella Giacomelli, Responsabile Centro Ligure Tutela del Malato;

Sarà ospite il giornalista Renzo Raffaelli che col suo libro “Prognosi riservata” tratta un tema tutto da discutere.

Sul disagio giovanile…


(Fonte Foto: ecodelleaci.it)

Dall'ultimo report del SERT emerge che, nella Val di Magra, gli assistiti sono 474 di cui 327 tossicodipendenti, gli altri sono alcolisti.
Fra i comuni della Spezia, di Lerici e di Portovenere, popolazione di oltre 100.000 abitanti, i tossicodipendenti in carico sono 728.
Sono dati che dovrebbero far riflettere tutti indistintamente.
Forse i numeri da soli possono dire poco.
E allora, per rendere l'esatta entità del problema, basta pensare che per i fenomeni sociali, in statistica, si moltiplica per 4 il numero dei soggetti conosciuti.
Quindi non è difficile calcolare che i soggetti affetti da “dipendenza” che passeggiano per le vie di Sarzana e della Val di Magra sono 1308 , escluso ovviamente gli alcoolisti o i soggetti a rischio di diventarlo.
La “dipendenza” non è malattia contagiosa, ma, dato l'alto numero, è indubbio che un'attività di prevenzione sia un obbligo.
Un obbligo perchè, una così alta concentrazione, di giovani che, abbia manifestato il suo disagio nell’utilizzo di “sostanze”, non porta in causa solo scuola e famiglia, ma anche l'istituzione che governa il territorio, che deve farsi carico di realizzare progetti di prevenzione.
Il disagio è una situazione fisiologica dell'adolescenza.
L'adolescente non si riconosce, lo sviluppo non è armonico, talvolta quello fisico non si accompagna a quello mentale per cui le risposte non sono adeguate ai reali bisogni.
Perchè questo disagio non si cronicizzi in patologie sociali servono progetti educativi mirati.
Esiste al SERT un servizio adolescenza, ma deve essere dotato di operatori sufficienti per realizzare progetti educativi permanenti. Progetti che, partendo dalla scuola, coinvolgano anche le famiglie.
Da un’ indagine fra gli adolescenti di Sarzana emerge che, nel loro territorio non trovano "niente".
Per lo meno niente che risponda al loro bisogno di socializzazione. Pochissimi degli adolescenti passano il suo tempo libero a Sarzana, sono tutti migranti per altre zone.
Il territorio deve permettere agli adolescenti di progettare, offrendogli spazi e opportunità.
Qualcuno dirà : " mancano i soldi!"
Non è vero, manca il buon senso di scegliere le priorità.
Aiutare gli adolescenti a non sostituire la libertà con la dipendenza è una priorità, perchè rappresentano, oggi, la vitalità del territorio e nel futuro la sopravvivenza del territorio stesso.

Paola Menicagli
Candidata Lista Civica – Direttivo U.D.I. Sarzana

domenica 21 marzo 2010

L'Italia che Funziona

Fonte: MeetupFaenza



Oggi 21 marzo alle ore 17,30 a Sarzana presso il ristorante La Piceda, in Piazza Calandrini 2/3, all’incontro dal titolo:

L’Italia che Funziona - dall’immobilismo della Casta agli esempi concreti di un altro modo di fare politica: non solo è possibile ma si sta già facendo.

La conferenza sarà tenuta da Marco Boschini, guarda il comunicato stampa lo trovi quì

sabato 20 marzo 2010

BEPPE GRILLO - intervento per "L'Anticasta - l'Italia che funziona"

Fonte: FlatmindVideoProd

MAURIZIO PALLANTE - intervento per "L'Anticasta - l'Italia che funziona"

Fonte: FlatmindVideoProd

DARIO FO - intervento per "L'Anticasta - l'Italia che funziona"

Fonte : FlatmindVideoProd

JACOPO FO - intervento per "L'Anticasta - l'Italia che funziona"

Fonte: FlatmindVideoProd

Per l'Acqua Pubblica

Fonte: Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

Manifestazione nazionale a Roma il 20 Marzo 2010
Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa.



Se vuoi seguire la diretta della manifestazione in Streaming clicca quì

La mappa "Acqua. La riappropriazione sociale"

Fonte: luogoespazio.info; carta a cura di Massimiliano Tabusi in collaborazione con il Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua (fonte dei riferimenti)

Visualizza. L’appropriazione sociale in una mappa di dimensioni maggiori

LEGENDA:
  • le gocce semplici rappresentano gli Enti Locali che hanno realizzato atti formali a favore dell’acqua pubblica (es. delibere, odg ecc.);
  • le gocce cerchiate d’azzurro quelli che hanno realizzato, sempre in tal senso, modifiche al proprio statuto (ove possibile è riportato un link all’articolo dello statuto)

venerdì 19 marzo 2010

L'anticasta

Fonte: www.anticasta.it



Vi rinnoviamo l'invito a partecipare domenica 21 marzo alle ore 17,30 a Sarzana presso il ristorante La Piceda, in Piazza Calandrini 2/3, all’incontro dal titolo:

L’Italia che Funziona - dall’immobilismo della Casta agli esempi concreti di un altro modo di fare politica: non solo è possibile ma si sta già facendo.

La conferenza sarà tenuta da Marco Boschini, guarda il comunicato stampa lo trovi quì

martedì 16 marzo 2010

Acqua Pubblica - Assemblea Nazionale Enti Locali - Roma 6 Marzo 2010

Fonte: www.acquabenecomune.org

Evento - Incontro con Marco Boschini



Lista Civica Terra del Magra – Sarzana invita la cittadinaanza a partecipare domenica 21 marzo alle ore 17,30 a Sarzana presso il ristorante Piceda, in Piazza Calandrini 2/3, all’incontro dal titolo:

L’Italia che Funziona - dall’immobilismo della Casta agli esempi concreti di un altro modo di fare politica: non solo è possibile ma si sta già facendo.

La conferenza sarà tenuta da Marco Boschini, operatore sociale, consigliere comunale e assessore a Colorno (PR) e coordinatore dell'Associazione dei Comuni Virtuosi. E’ anche il portavoce del gruppo Politica ed enti locali del Movimento per la Decrescita Felice e autore, insieme a Michele Dotti, del libro “L’Anticasta – L’Italia che funziona” .
La denuncia coraggiosa della Casta, cioè della politica dello spreco e della corruzione, dei ritardi e delle inefficienze che inizialmente aveva alimentato grandi speranze
di cambiamento, ha finito per generare invece, alla lunga, un diffuso senso di impotenza,
una profonda disillusione e un conseguente distacco dalla politica.
Proprio questo, paradossalmente, consente alla Casta di conservare indisturbata e addirittura di aumentare i propri privilegi e gli sprechi!
Per evitare di mettersi realmente in discussione e per legittimare se stessa la Casta ha dipinto mediaticamente l'intera Italia come un paese malato che condivide i vizi e le carenze dei propri rappresentanti politici, i quali sono così apparsi essenzialmente "rappresentativi" del popolo.
Tuttavia esiste anche un'altra Italia, fatta di tante persone oneste - non solo nella società civile, ma anche nelle istituzioni locali - che si battono ogni giorno per un paese migliore e che
stanno già dimostrando con i fatti che le alternative concrete esistono.
Il cambiamento ancora una volta nella storia non può che partire dal basso.
Boschini nella sua conferenza descriverà l’esperienza dei Comuni Virtuosi e quella di centinaia tra comitati, associazioni, reti, amministratori locali e singoli cittadini impegnati quotidianamente nella tutela del territorio, della salute e del benessere dei cittadini.
Ci Porterà esempi concreti e reali di politica virtuosa, del buon senso e della concretezza, della speranza e del futuro.

sabato 13 marzo 2010

"Buen Vivir" di Giuseppe De Marzo

Fonte: www.multimediarecords.tv realizzato da Claudia La Barbera dal titolo "Una terra senza male"

venerdì 12 marzo 2010

Incontri con la Cittadinanza

Agenda elettorale prevede che la Candidata a Sindaco Maria Clotilde Fiori

Venerdi 12 marzo, ore 19.00 - incontrerà gli elettori della Frazione di Crociata nell'Ex Scuola elementare.

Venerdi 12 marzo, ore 21.00 - incontrerà gli elettori della Frazione di Sarzanello presso il circolo Arci.

Sabato 13 marzo, ore 18.00 - incontrerà gli elettori della Frazione dell'Olmo presso il Bar Fuori Porta Caffè (Incrocio Via Dante Alighieri-Via Cisa).

Lunedi 15 marzo, ore 18.30 - incontrerà gli elettori della Frazione della Trinità presso il Barontini.

Venerdì 19 marzo, ore 21.00 - incontrerà gli elettori della Frazione di Nave presso il Circolo Arci.

Giù le mani dall’Ospedale di Sarzana!

Comunicato Stampa

Rileviamo dalla stampa l’ennesima uscita dell’ex senatore Banti sulla necessità di incrementare la presenza dei privati nella sanità pubblica (la trovate quì).
Bene abbiamo fatto a non abbassare la guardia sul nostro nuovo ospedale di Sarzana inserendo nel programma dettagliato della lista civica una proposta alternativa di riorganizzazione del nosocomio sarzanese. Proposta e programma che invitiamo a leggere.
Ancora una volta si da ai cittadini una versione sbagliata della realtà continuando ad asserire che nell’ospedale di Sarzana ci siano spazi vuoti, cosa già sentita da eminenti soggetti politici dell’una e dell’altra sponda.
Questo può significare solo due cose: o si mente spudoratamente, ed allora ci viene il sospetto che sotto ci sia qualcosa, e non serve troppa memoria nel ricordare che proprio Banti propose ufficialmente la costituzione di una S.p.A. nell’ospedale di Santa Caterina togliendolo dalla rete provinciale senza che nessuno, da destra, dal centro o da sinistra commentasse la proposta, oppure non si sa neppure di cosa si parla, probabilmente per non avere mai fatto neppure un sopraluogo nell’ospedale.
Non solo in ospedale non ci sta più neppure una barella, ma si è sovraccaricato in una situazione organizzativa che continua a dare buoni risultati solo per la buona volontà degli operatori sanitari di tutte le professionalità e non certo per gli interventi della Direzione Aziendale o dei politici locali o regionali.
Ricordiamo ad esempio la situazione della Ostetricia, salvata dalla protesta dei cittadini che, ad oggi, ancora non è stata messa in sicurezza nonostante le promesse fatte al Sindaco Caleo.
Siamo pronti a scendere in piazza coi Comitati e le Associazioni che supportano e collaborano con la nostra lista al fianco dei cittadini, che già qualche tempo fa hanno dimostrato una sensibilità e lungimiranza superiore a quella dei politici di professione, se, dopo avere sperperato le risorse pubbliche in altri settori malamente mandati al fallimento, si continuerà anche con la sanità pubblica.
A Banti, e, perché no?, anche agli altri politici di professione suggeriamo invece di interessarsi delle situazioni più critiche sia relative al nostro ospedale, magari andando in giro per i reparti e chiedendo agli operatori, sia della ASL 5 più in generale. Ad esempio ci piacerebbe sapere qual è la sua idea sul reparto di oculistica che, da quello che ci è dato a sapere, non ha ancora una collocazione definitiva e degna degli operatori che vi operano, dovendo abbandonare la struttura del Felettino a breve, neppure sulla carta. O aspettiamo che anche il primario di Oculistica se ne vada perché non in condizioni di operare al meglio, come già in passato per altri bravissimi professionisti, e cedere al privato anche questa branca?

Valter Chiappini e Graziella Giacomelli
Responsabili Sanità
Lista Civica Terra del Magra – Sarzana

Sarzana 11 Marzo 2010

martedì 9 marzo 2010

La Provincia di Torino BLOCCA il Consumo di Territorio. Dunque è POSSIBILE!



Stop alle villette a schiera, ai capannoni, alle finte case rurali poi trasformate in abitazioni di lusso: la Giunta dell'amministrazione Provinciale di Torino ha approvato un nuovo piano di coordinamento del territorio in grado di bloccare fattivamente il consumo del suolo: non si potrà più costruire su terreni vergini non ancora intaccati dal cemento. Quando il piano sarà approvato i Comuni, nelle loro varianti ai piani regolatori, dovranno tenere conto di questa norma.
Negli ultimi 16 anni nella Provincia di Torino sono andati persi 7500 ettari di terreno, coperti da insediamenti industriali, abitativi, commerciali.Una superficie equivalente all’intera città di Torino! E ciò è accaduto nonostante che la popolazione non sia affatto aumentata, come sottolinea il Presidente della Provincia, Antonio Saitta; questo accade perché le amministrazioni, sia grandi che piccole, usano il territorio a fini di bilancio, per incassare gli introiti degli oneri di urbanizzazione, e non per rispondere a necessità abitative o produttive.
Lo stesso fenomeno lo osserviamo nella nostra provincia: un buon esempio lo ritroviamo nel progetto di Tavolara che prevede la costruzione di capannoni a destinazione industriale e commerciale, per un totale di 25.000 mq di insediamento produttivo più 5.600 mq di parcheggi; prevede inoltre il potenziamento della rete stradale con l’ampliamento della via Tavolara, la creazione di una nuova strada e l’introduzione di due rotatorie sull’Aurelia. Il tutto non nelle numerose aree dismesse delle segherie di marmo che hanno chiuso per fallimento , ma in un territorio attualmente ancora prevalentemente agricolo, uno dei pochi rimasti. Il sindaco di Castelnuovo ha sottolineato che la realizzazione di questo progetto, che avviene in un momento di profonda depressione economica e in cui le avvisaglie di ripresa ancora non si vedono…servirà ad essere pronti per quando la ripresa ci sarà…il che sta a dire che non si sa assolutamente chi potrà acquistare i capannoni per impiantarvi la propria attività commerciale o artigianale, e che questo progetto non si configura affatto come una risposta ad una domanda o a un bisogno.
Alto esempio è il progetto Marinella: in un' area archeologica fluviale e protetta da un parco regionale si vuole permettere di realizzare una darsena da 129 mila mq con 831 posti barca con sulle sponde un complesso ricettivo, residenziale, commerciale di 30 mila mq per 10 mt di altezza. Se il progetto verrà approvato la colonia agricola tutelata da un SIC vedrà raddoppiare i volumi dei suoi fabbricati ed ospitare un centro benessere.
Negli ultimi trent’anni abbiamo visto le nostre strade a fondovalle progressivamente invase da capannoni e centri commerciali, le nostre colline deturpate da villette dagli stili più vari. Il paesaggio sta sparendo e purtroppo in pochi si rendono conto che questa distruzione trascina con sé non soltanto il bello e il buono che può dare la terra, ma anche la civiltà che gli è legata, i rapporti, la socialità.
L’esempio della provincia di Torino ci dice che è ancora possibile fermare questo processo di distruzione del nostro territorio, e cercare di salvare ciò che ancora resta delle nostre campagne e dei nostri boschi. Dobbiamo batterci perché ciò avvenga anche nella nostra valle!

Silvia Minozzi

sabato 6 marzo 2010

"Il Secolo XIX" articolo del 05 Marzo 2010



Cari Amici, a seguito dell’articolo (soprariportato) uscito sul Secolo XIX in data 5 marzo 2010 , cronaca Sarzana-Lunigiana, dal titolo “Basta con i soliti politici, noi diamo voce ai cittadini”, tengo a precisare che, aldilà del palese e condiviso scontento di cui io mi sto facendo portavoce circa la difficoltà di dialogo tra i nostri Amministratori e i Cittadini (se non fosse d’altronde così, non sarebbe neppure stato necessario che i Comitati a tutela dell’ambiente e della salute si riunissero in una Lista Civica), non mi riconosco affatto nei toni del testo giornalistico che tratta temi delicatissimi e da me profondamente sentiti, con un’arroganza e una superficialità che non mi appartengono.
Vi ringrazio per l’attenzione
Maria Clotilde Fiori

venerdì 5 marzo 2010

Comunicato stampa




La Lista Civica Terra del Magra – Sarzana invita la cittadinanza a partecipare

domenica sera 7 marzo alle ore 21 al "Centro Sociale Barontini" all’incontro dal titolo:

"SARZANA DOMANI - COMUNITA’ E TERRITORIO: DALLA FORTEZZA CASTRUCCIO AL FUTURO; MODELLO STRATEGICO DI RICONVERSIONE DEL TERRITORIO"

La conferenza sarà tenuta da Giuseppe Antonio Ozenda di Carpasio, ingegnere di Savona consulente di strategie per l’innovazione e fondatore della associazione “Polveriera” che da anni si dedica allo studio di progetti globali per la riqualificazione del territorio e che ha già realizzato un progetto per la città di Savona, articolato in una trentina di sottoprogetti relativi ai principali temi scottanti della provincia. Egli illustrerà come può essere possibile, partendo da un analisi concreta delle risorse economiche (agricole, industriali, commerciali, turistiche) del territorio, delle caratteristiche (sociali, storiche, culturali) della popolazione e delle problematicità, ideare un programma di riqualificazione e sviluppo che sia al contempo sociale, economico, culturale ed improntato alla esaltazione delle specificità del territorio, al rispetto per l’ambiente, al risparmio energetico; tale modello potrebbe essere un esempio di interazione virtuosa fra Uomo e Natura in accordo con i principi della Decrescita di Serge Latouche e Maurizio Pallante costituire un potente attrattore culturale ed imprenditoriale.

Per un ridisegno degli spazi aperti e nuove prospettive occupazionali.


Fonte : Simona Giorgi - Parco di Valencia

In qualità di membro del Gruppo Speleologico Lunense, sabato 27 febbraio ho partecipato ad un Convegno, organizzato dalla II Circoscrizione e dall’Assessorato alla Sostenibilità Ambientale del Comune della Spezia, sulle aree carsiche presenti nel territorio provinciale, e avente l'obiettivo di individuare progetti e strategie che ne consentano la valorizzazione, anche da un punto di vista turistico. Le motivazioni che hanno spinto gli amministratori a confrontarsi con tecnici ed esperti di carsismo, sono riconducibili ai gravi fenomeni di dissesto idrogeologico che si sono di recente verificati sul suolo italiano, massimamente nel Sud dell'Italia, e, in forma non trascurabile, anche nello spezzino.

E' sempre più evidente che, se di territorio si parla e si discute, è altrettanto vero che spesso non lo si conosce: non lo si conosce e riconosce come ambiente dinamico, soggetto a continui mutamenti, dei quali, più o meno volutamente, se ne trascurano le cause e gli effetti. Va da sé che un approccio al territorio che miri ad una sua gestione integrata, non può che ricondursi ad una questione di cultura: cultura tecnico-scientifica e cultura storico-popolare.

Affrontare il tema del consumo del territorio significa pertanto mirare ad instaurare un corretto rapporto tra risorse non rinnovabili, qualità della vita, urbanizzazione, con la finalità di mediare il contesto economico-produttivo-insediativo con quello biologico-naturale.

Una politica che si ponga l'obiettivo di riequilibrio ambientale e di salvaguardia delle risorse (anche energetiche) deve avere come prioritario e inderogabile il problema dell'utilizzo delle aree ancora scarsamente urbanizzate, sia nell'ottica di un rilancio dell'agricoltura, sia nell'ottica di progettare quegli spazi che, ancorché non definibili luoghi di campagna, non possono neppure essere classificati come aree urbanizzate e quindi parti di città. Con sempre minor chiarezza e decifrabilità, si presentano, agli occhi dei cittadini, le forme mediante le quali avanza il cosiddetto “sprawl” urbano, cioè quella rapida e disordinata espansione della città che è tanta causa di compromissione e alterazione dell'ambiente.

A tal proposito, ritengo che il nostro territorio – Sarzana, fiume Magra, Tavolara, piana di Marinella – abbia in sé la potenzialità per l'attuazione di scelte coraggiose che conducano alla ridefinizione della sua identità.

Riprendendo le parole dell'architetto svizzero Dieter Kienast il quale invitava a cercare “la natura urbana, il cui colore non è solo il verde, ma anche il grigio” - intendendo con ciò che ne fanno parte siepi, alberi così come manto stradale e muri-, vorrei ricondurre l'attenzione su due progetti realizzati all'estero, di cui uno in Spagna e l'altro in Francia.

In Spagna, a Valencia, il rilancio dell'immagine della città è iniziato attraverso la costruzione di 9 chilometri di parco urbano all'interno dell'antico letto del fiume Turia, deviato in seguito alle numerose esondazioni. Questo parco urbano permette di allontanarsi dallo stress cittadino scendendo semplicemente di qualche metro dal livello della città, con l'accesso mediante l'uso di rampe, scalinate e ponti a piste ciclabili, giardini, piscine, campi da tennis, aree gioco.

Non solo: nei 9 km del suo tracciato il parco realizza un polmone verde, ricco di cultura. Infatti, all'interno del suo percorso, s'incontrano spazi culturali, monumentali ed architettonici importanti per la vita sociale e cittadina. L'opera che simbolizza la vivacità architettonica contemporanea della città spagnola è il complesso culturale della Ciudad de las Artes y las Ciencias di Santiago Calatrava e del Parco Oceanografico dell'architetto Felix Candela. Queste monumentali opere hanno aperto la strada ai nuovi progetti architettonici della città tra cui: il nuovo progetto di riqualificazione del porto sportivo, il nuovo stadio del Footbol Club Valencia, il nuovo polo sanitario ed ospedaliero, l'ampliamento del polo universitario. Il progetto affrontato coincideva con il tema dell'espansione sud della città, a ridosso della Città delle Arti e delle Scienze, proprio di fronte al Museo Oceanografico. Punto cruciale, in quanto limite di espansione della città stessa, è la Huerta Valenciana, zona ancora oggi preservata in quanto area agricola di sussidio alla città.
Il secondo esempio che vorrei fare riguarda invece il parco francese della Villette: secondo l'architetto olandese Adriaan Geuze questo parco sembra possedere sembianze particolari che tendono a mettere in secondo piano l'importanza della vegetazione per favorire il progetto delle attività. In questo caso infatti, al cittadino viene messo a disposizione un luogo ricco di attività sociali (musei, ristoranti, ateliers, giardini, serre, teatri etc.) che rispondono all'idea che nel parco ci debba essere tutto il pensabile: per ogni fascia di età, per ogni gruppo di popolazione, all'insegna della multiculturalità.

Tornando alla nostra terra, sempre più minacciata da progetti di forte impatto ambientale quali il progetto Botta e la costruzione di ben 12 capannoni nell'area di Tavolara, mi chiedo se non sia possibile attuare un programma di riqualificazione del territorio, riportandolo ad una “centralità locale” che punti sugli elementi naturalistici della piana, alla preziosità e insostituibilità degli orti e delle serre, integrati con attività sociali che favoriscano l'aggregazione, l'informazione e l'educazione, perché gli spazi aperti possano essere vissuti con una più profonda identità e qualità. Qualità della vita locale che potrà essere monitorata attraverso un set di indicatori riferiti all'acqua, al suolo, alla vegetazione e alla fauna.

Nell’attuazione di un progetto di così ampio respiro, un ruolo propulsivo potrebbe essere svolto dal Parco di Montemarcello-Magra, Parco naturale Regionale la cui amministrazione dovrebbe tendere non solo alla salvaguardia di un’area propria e circoscritta, ma dovrebbe spronare gli enti locali ad aspirare ad una più elevata qualità ambientale, ottenibile solo con azioni sinergiche volte a ridurre la frammentazione paesistica.

In questo modo, e con queste finalità, ogni intervento avrà effetti sia nel breve che nel lungo periodo. In quanto azione trasversale di pianificazione e progettazione del territorio, essa risponderà positivamente alla crisi occupazionale combinando, in un mix ottimale, disponibilità di risorse naturali, tecnologia e lavoro.

Simona Giorgi

Calendario Incontri

giovedì 4 marzo 2010

Il consumo di suolo nella Vallata del Magra

Dal 2001 al 2007 sono stati prodotti in italia 2.2 miliardi di metri cubi di edilizia residenziale e non residenziale, con nuove costruzioni o ampliamenti dell’esistente (dati Cresme Ricerche, Istat 2007).

Le cause? Il mercato immobiliare, la speculazione dilagante, la perdita del senso civico, i cronici disavanzi delle Amministrazioni, costrette a contare sugli oneri di urbanizzazione; la subalternità della cultura dei luoghi e della sensibilità paesaggistica alle logiche dei privati; l’inarrestabile sviluppo di insediamenti produttivi - spesso irrazionali; l’incapacità di difendere i luoghi d’eccellenza. La diffusa credenza che ormai solo la casa (o “il mattone”) sia un investimento affidabile.

Quali saranno i rischi e gli effetti nel tempo dell’eccessivo consumo del territorio? In primis la trasformazione irreversibile del paesaggio, ma non solo. La riduzione dei terreni, la crescente omologazione di spazi urbani e non urbani appiattirà le differenze, mostrando sempre più un paesaggio di case e capannoni industriali in una triste continuità tra città, borghi e campagne che - insieme alla congestione dei luoghi, alla visibile riduzione qualitativa delle costruzioni, all’aumento vertiginoso del traffico veicolare - avrà effetti negativi sulla qualità della vita, oltre che sul mercato turistico – un’importante area dello sviluppo economico futuro. Avrà conseguenze anche sul nostro benessere psicologico, visto che tutti amiamo i paesaggi e, almeno sulla carta, vorremmo preservarli.

Un’ indagine Censis del 2003 rivela (se mai ve ne fosse stato bisogno) che il 52% degli italiani acquisterebbe un immobile in un paesaggio di qualità per “il fascino che deriva dall’abitare la storia”. In generale l’opinione pubblica (85% degli intervistati) è favorevole ad un investimento dello Stato e degli Enti Locali per una riqualificazione del paesaggio e per il recupero del patrimonio edilizio storico”.

Cosa è successo nella vallata del Magra? La violenza al territorio, al patrimonio ambientale, storico e culturale è stata fortissima a partire dagli anni sessanta: Allora forse ancora inconsapevole, ma purtroppo irreversibile (edificazione sui fossati storici, costruzioni sulla spiaggia di Marinella e Fiumaretta, Luni Mare), fino alle più recenti involute e purtroppo coscienti “varianti di varianti”, per costruire villettopoli e "nuovi quartieri" in aree un tempo agricole. Le più recenti varianti ai piani regolatori riguardano aree considerate erroneamente "dismesse", "degradate", "non utilizzate" e quindi inutili e da "rivalorizzare".....Non è stato cosi in città con tradizioni e amore per la loro storia, si pensi a Lucca.

Sarzana è ormai “assediata” dai centri commerciali. La vecchia campagna e i terreni agricoli, collocati tra fiume e città, occupati da capannoni industriali che soffocano il centro storico caratterizzandone l’accesso. Un fenomeno, si direbbe, inarrestabile che, dopo aver invaso totalmente la Variante Aurelia, sembra estendersi aprendo un pericoloso varco verso viale xxv aprile. Area, forse considerata anch’essa degradata, che lascia il posto ai nuovi e sempre più improduttivi autosaloni, dimenticando il fiume, il verde e le piste ciclabili, su cui i francesi puntano tutto giocandosi, con anni di anticipo rispetto a noi, un diverso futuro.

Roberto Mazza

Il Modello della Decrescita Serena di Serge Latouche

L’economista francese Serge Latouche, esperto di fama mondiale nei rapporti economici e culturali Nord-Sud partendo da una analisi della crisi economico-culturale-sociale mondiale a cui stiamo assistendo e le sue catastrofiche ripercussioni sull’ambiente e sulla società propone un modello alternativo, economico, ma anche sociale e culturale. Questi sono i concetti e i passaggi fondamentali a i quali la Lista Civica si ispira.
Il modello economico attuale dei paesi occidentali, il modello capitalistico della crescita economica continua si basa su tre pilastri che garantiscono tale crescita:
- la pubblicità , che crea il bisogno continuo e il desiderio insaziabile di nuovo e di migliore,
- il credito, che consente a chi non ha denaro di comprare lo stesso nuovi prodotti e nuovi beni,
- la obsolescenza programmata, che fa si che i prodotti si deteriorino rapidamente e costringe ad acquistarne sempre di nuovi.
La crisi economica alla quale stiamo assistendo , e che non accenna ad attenuarsi, è iniziata come crisi finanziaria nel 2007 negli USA con il crollo del sistema dei “sub prime” ed è presto diventata crisi economica mondiale; ha visto il fallimento delle banche, delle grosse industrie , la recessione, la disoccupazione, l’aumento della povertà.
Le ripercussioni disastrose del modello della società dei consumi sul sistema ecologico sono dovute sostanzialmente al fatto che il modello si basa di un disegno di crescita geometrica infinita della produzione a discapito del fatto che le risorse del pianeta sono finite. E’ una risorsa finita il petrolio, sul quale si basa attualmente tutta la produzione energetica mondiale, sono risorse finite il suolo e l’acqua.
Gli scenari possibili, se non si abbandona questo modello, sono due: la distruzione totale dell’ecosistema e dell’umanità che lo abita o la crescita negativa che porta alla povertà, alla disperazione, alla fame.
Questo modello economico non può che condurre ad un inarrestabile aumento dell’inquinamento, alle alterazioni climatiche, alla scomparsa della biodiversità, alla distruzione delle foreste, ma anche alla infelicità dell’uomo, che ,intrappolato nella ideologia del benessere e dell’arricchimento continuo, finisce per diventare schiavo della infelicità causata dal desiderio insaziabile e sempre inappagato di nuovi beni, nuovi oggetti, nuove comodità.
Latouche propone il suo modello definito della “decrescita serena”: si tratta di un modello che necessita di una rivoluzione ideale e concettuale, prima che economica e organizzativa e che si articola in quello che lui definisce il programma delle 8 R:

RIVALUTARE: riconsiderare i valori ideali in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra esistenza: dall’egoismo all’altruismo, dalla concorrenza alla cooperazione, dall’ossessione per il lavoro al piacere per il tempo libero, dal consumo illimitato (le giornate trascorse al lavoro o al centro commerciale) alla cura della vita sociale, dal globale al locale, dall’efficiente al bello, dal razionale al ragionevole.

RICONCETTUALIZZARE: mutare il senso attribuito alle esperienze e alle situazioni: ridare valore alla povertà rispetto alla ricchezza, alla scarsità rispetto all’abbondanza, alla pace, la solidarietà sociale, la giustizia rispetto alla ricchezza e al potere individuale.

RISTRUTTURARE: adattare ai nuovi valori la struttura economica e produttiva, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita orientandoli verso la società della decrescita

RILOCALIZZARE: consumare prodotti locali, sostenere le economie locali, prendere decisioni economiche e politiche basate su bisogni locali. Ciò porterebbe a ridurre le infrastrutture (strade, aeroporti, etc) l’inquinamento dovuto al trasporto delle merci, il consumo energetico.

RIDISTRIBUIRE: garantire a tutti l’accesso alle risorse naturali , ridistribuire in modo equo la ricchezza, offrire a tutti condizioni di vita dignitose.

RIDURRE: gli orari di lavoro per “lavorare meno ma lavorare tutti” e offrire a tutti la possibilità di godere del tempo libero, ridurre l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produzione e di consumo, e cioè il consumo di risorse, la produzione dei rifiuti, i trasporti.

RIUTILIZZARE: riparare gli oggetti anziché gettarli per comprarne nuovi, conservarli nel tempo.

RICICLARE: recuperare e riciclare i rifiuti non biodegradabili.

Questo modello è un modello “rivoluzionario” ed ideologico nel senso che impone una rivoluzione concettuale del modello di vita, ma le modalità e le strade per realizzarlo in pratica possono essere graduali e progressive e, soprattutto, locali prima che nazionali o mondiali.

I primi esempi non mancano: In Bolivia e in Equador è stato sancito nella costituzione che la natura è un soggetto di diritto, non si può sfruttare o privatizzare, è un bene comune, è la madre di tutti. E stato anche sancito che l’obbiettivo ultimo a cui tende la nazione non è l’aumento delle ricchezze, non è vivere meglio ma vivere bene.

Altri esempi di modelli locali di transizione verso il modello della decrescita vengono dall’Inghilterra, in cui è stato elaborato il modello delle “transition towns”, cioè un modello basato sul concetto della “RESILIENZA” ossia la sopravvivenza delle singole città alla catastrofe ecologica ed economica attraverso lo sviluppo delle economie e delle risorse locali. I mezzi possono essere l’autonomia energetica attraverso l’utilizzo delle energie rinnovabili disponibili localmente (vento e sole), l’autonomia alimentare attraverso lo sviluppo della’agricoltura e delle produzioni locali, la modificazione dei programmi politici amministrativi locali per ridurre l’impronta ecologica.
Un altro esempio di primi tentativi di un movimento in questa direzione è rappresentato dall’espandersi del fenomeno delle liste civiche di cittadini che propongono un’ alternativa alla logica di spartizione della torta dei partiti, sia di destra che di sinistra, per proporre programmi amministrativi centrati sulle esigenze sociali, culturali ed esistenziali dei cittadini, sulla tutela del territorio e delle economie locali.

Non è un progetto facile, non è detto che ce la faremo, ma vale la pena , per l’uomo e per il pianeta, di provarci.

Silvia Minozzi

Il Consiglio Comunale della Spezia approva la costituzione della Società delle Reti. E’ il primo passo verso la privatizzazione di Acam.


Fonte : "Il Secolo XIX" articolo del 28 Febbraio 2010 di Mario Bonelli

Nel mentre la privatizzazione di Acam ha mosso i primi passi con la costituzione della Società delle Reti che è una delle condizioni dettate da Hera il gruppo romagnolo che acquisendo ACAM si prenderà acqua e rifiuti. Proviamo ad immaginare quanto della bolletta dell' acqua resterà ai comuni ( cioè a noi ). Il D.L. 135/2009 fissa minimo al 40 % la partecipazione privata nelle municipalizzate al 2012. Ancora non è certo al 100% chi acquisirà Acam, Hera sembra in pool position. Si tratta di una multi utility che gestisce il ciclo dell’ acqua e dei rifiuti in Romagna ed è quotata in borsa, come pure Veolia, Irenia, Acea .. che monopolizzano il mercato almeno nel centro Nord e che potrebbero essere potenzialmente interessate. Insomma se non sarà Hera potremmo ritrovare in Via Picco una di queste società! Società che per la loro natura non fanno certo beneficenza. Le Società delle Reti si accollerà i debiti di Acam Acque , debiti che in teoria ripianerà con gli affitti che percepirà da Hera o da altra società. Le condutture vetuste e perdenti e i depuratori che spesso funzionano male quindi sono diventate nostre, di tutti noi. Immaginate chi pagherà quando si scasseranno ancora di più ? Quanto agli affitti che il privato dovrebbe corrispondere bisognerebbe sapere a quanto ammonteranno per poter valutare la durata del rientro. Tra i consiglieri dei gruppi politici che hanno votato la costituzione della Società delle Reti qualcuno sa se i conti torneranno? Il debito che ACAM acque appioppa ai comuni è altissimo ... Questa faccenda ricorda molto quella delle fidejussioni ( per l' impianto di Saliceti e per la chiusura del bilancio Acam 2009) .. i consiglieri votarono alla cieca senza aver visto il disegno delle stesse ... se Acam fosse fallita sarebbero stati chiamati a risponderne. Anche in questo caso i consiglieri comunali ad eccezione di quelli dell’ opposizione si presi delle responsabilità sapendone poco e niente ...
Si dice che la Società che nascerà dalla fusione tra “ il soggetto forte” e l’ Acam e che commercializzerà l’ acqua, dovrà necessariamente applicare tariffe decise in ambito ATO. Non potrà cioè decidere a suo piacimento se e quando aumentare le tariffe. Questo lo verificheremo ... a noi basta sapere che dopo la Toscana che ha le tariffe più care - vengono Emilia Romagna ( dove opera il sistema misto pubblico privato ) Umbria, Puglia,Marche, Basilicata, Sicilia .
In queste regioni dove vige il sistema pubblico privato le tariffe sono aumentate .. è sufficiente un giro on line per averne la conferma. Non è che ciò non possa accadere anche con il pubblico al 100% (Spezia docet) ma favorire l' arrivo alla Spezia di giganti come Hera ( quasi tutti dall' ottimo curricula inceneritorista) e mettergli in mano l' acqua è davvero una scelta sconsiderata. Qualcuno potrebbe dire: tutti sono capaci di giudicare molto più difficile è trovare una soluzione specie per i lavoratori che ricschino il posto.
Agli inizi del 2000 noi dell' Associazione Comitato Spezzini avevamo chiesto ( ed ottenuto ) dall’ allora sindaco Pagano una commissione di controllo sulle attività Acam. Tale commissione aveva una parte tecnica ed una istituzionale di cui facevano parte WWF Italianostra, Legambiente.
Non è stato mai possibile entrare nel sistema! Tra noi e le stanze dei bottoni vi era come un muro invalicabile. Persino convocare le riunioni era un' impresa .. eravamo sempre noi a sollecitarle. Già si sapeva che le cose non andavano .. se qualcuno fosse insorto -fra le parti sociali si intenda- e ci avesse sostenuto forse non saremmo oggi costretti a costituire delle bad company. Ovvero non ci troveremmo a dover fare i conti con un crack che ha pochi riscontri nella storia delle municipalizzate. Oggi proporre qualcosa di alternativo per salvare l’ occupazione ma anche chiusure dei cicli acqua e rifiuti in modo ecologicamente corretto è un’ impresa disperata. In cassa non c' è una lira ed anzi alla porta attendono 800 creditori che vogliono essere pagati.
Eppoi è sensato pensare che dovremmo farlo noi come cittadini o come militanti di comitati ? Certo che no .. ci penseranno coloro che hanno portato alla rovina l’ azienda (cioè chi ha amministrato Comuni) che hanno questo potere dovere. Ma a loro non andrà male, lo eserciteranno aprendo le porte ad un gruppo industriale di loro gradimento, e possiamo stare sicuri che una nuova generazione di politici conserverà incarichi ben remunerati e la possibilità di fare carriera.
Il momento nero per dei dipendenti Acam ( che i tagli li subiranno comunque ed a più riprese .. una volta entrato il Privato non lo ferma nessuno) dovrebbe essere oggetto di una seria discussione in materia di ammortizzatori sociali. Strumento che in questi anni anche a La Spezia si è tradotto -secondo un meccanismo oscenamente clientelare- nella creazione di carrozzoni .. Tutti i Paesi evoluti hanno gli ammortizzatori sociali ... l' Italia no ... l' Italia può vantare solo la più alta evasione fiscale al mondo insieme al più lercio sistema affari politica che regala montagne di soldi a papponi e massaggiatrici riempiendo il territorio di cattedrali di cemento, inutili ed invasive.

Corrado Cucciniello

Il consumo di suolo in Italia. Si può fare qualcosa?

Un impressionate documento, pubblicato su Eddyburg, 18 novembre 2009 da Paolo Berdini, denuncia che il consumo di suolo in Italia, cioè l’edificazione a scopi industriali, commerciali o abitativi, sta raggiungendo cifre impressionanti: dai dati ISTAT relativi alle volumetrie realizzate negli anni 1995-2006, e sicuramente sottostimate, si ricava che :

Abitazioni: Sono state costruite quasi 9 milioni di stanze per abitazione (8.897.959 corrispondenti a 1.122.043.692 metri cubi realizzati). Alle stanze di nuova costruzione vanno aggiunte quelle realizzate attraverso ampliamento di edifici esistenti, pari a oltre un milione (1.043 mila). Si arriva in totale a circa 10 milioni di stanze. Questa enorme offerta non ha alcuna relazione con l’aumento della domanda. La popolazione italiana dopo una sostanziale stasi in tutto il decennio 1990-2000 ha iniziato a crescere con tassi molto modesti soltanto per l’apporto della popolazione straniera. Il milione 900 mila abitanti di incremento demografico registrato dal 1995 al 2006 è rappresentato quasi esclusivamente dagli immigrati, persone che, salvo eccezioni, non hanno la minima possibilità di accesso alle abitazioni costruite nel quindicennio. Soltanto l’1% di queste, infatti, è costituito da alloggi pubblici: tutto il resto sono abitazioni private. Risulta dunque evidente che l’enorme mole di costruzioni realizzate non ha alcuna corrispondenza con la domanda, ma è evidentemente legata ad altri fattori. Sono stati costruiti 562.885 edifici; le abitazioni fino a due piani rappresentano percentualmente il 52,1% dell’intera produzione edilizia. L’impronta a terra dell’edificio medio di 2.000 metri cubi è pari a circa 290 metri quadrati. Il territorio fondiario consumato dai 562.885 edifici è dunque pari a circa 130.600 ettari. Per tener conto delle urbanizzazioni primarie, dei servizi e dei parcheggi, si devono aggiungere 196 mila ettari. Si arriva così a 326 mila ettari di territorio consumato. Si deve infine aggiungere al dato stimato una percentuale relativa all’abusivismo.

In totale, la quantità di territorio consumata nel periodo 1995 – 2006 dal comparto residenziale è stimata pari a circa 390 mila ettari

Comparto produttivo: l’Istat certifica che sono stati realizzati 246.451.984 metri quadrati di manufatti produttivi. Soltanto con la realizzazione dei capannoni sono stati dunque consumati 24.645 ettari di terreno. Per tenere conto delle strade di allacciamento e di distribuzione e dei parcheggi va raddoppiata la precedente quantità. In complesso il consumo territoriale di suolo delle nuove costruzioni è di 164.300 ettari. Gli ampliamenti degli edifici produttivi esistenti hanno occupato ulteriori 45.974.441 metri quadrati. Tenendo conto dell’incremento per le urbanizzazioni primarie (anche in questo caso si è utilizzato un parametro di aumento del 100%) si raggiunge il valore di 10.000 ettari. Alla somma dei due precedenti valori (173.500 ettari) si deve ancora aggiungere una percentuale del 20% per tener conto dell’abusivismo, e cioè altri 34.700 ettari.

In totale, il consumo di suolo per il comparto produttivo è stimato pari a circa 210 mila ettari.

Infrastrutture: strade, autostrade, ferrovie. Il calcolo del consumo di suolo causato dalla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali realizzate negli undici anni considerati non può fare affidamento su alcun dato statistico. Per stimarlo si è operato sui valori della larghezza standard degli impalcati infrastrutturali per le tipologie ferroviarie e per quelle autostradali o stradali. Il parametro lunghezza è stato calcolato sulle opere realizzate in questi anni.

Il consumo di suolo per la realizzazione delle infrastrutture è stato stimato di circa 150 mila ettari.

La somma del consumo di suolo residenziale, di quello produttivo e di quello infrastrutturale porta ad un valore di 750 mila ettari. Ciò vuol dire che, se si tolgono le aree già urbanizzate, in undici anni è stata coperta dal cemento e dall’asfalto una regione grande quanto l’Umbria e che ogni anno sparisce per lo stesso motivo l’intero comune di Ravenna

E’ possibile fare qualcosa?
L’associazione Stop al consumo di territorio, a cui la Lista Civica Terra del Magra ha aderito, è da tempo una realtà in crescita e l’adesione all’appello conta un sempre maggiore numero di contatti.
All’associazione partecipano AltritAsti , Gruppo P.E.A.C.E. Pace, Economie Alternative, Consumi
Etici, Movimento per la Decrescita Felice, AltrItalialtroMondo, Eddyburg, Associazione dei
Comuni Virtuosi
. Insieme a questa rete di amministrazioni pubbliche e comitati, anche le grandi
associazioni ambientaliste e culturali sono impegnate nel contrastare la distruzione dei beni naturali e la riduzione della biodiversità. WWF, Fai, Italia Nostra, Comitato per la Bellezza e Legambiente sono concretamente impegnate nel contenere la dilagante espansione urbana.

Edoardo Salzano, nel suo editoriale pubblicato su Eddyburg il 18 dicembre ribadisce che è necessario fare ricorso alla pianificazione territoriale e urbanistica la quale deve stabilire le quantità di ulteriore edificazione ammissibile in relazione a chiari parametri di necessità sociale, e limiti invalicabili all’espansione delle città. La pianificazione urbanistica a livello locale deve a sua volta, rispettando i limiti posti dalla pianificazione d’area vasta, tracciare sul territorio il limite che separa la città dalla campagna, l’urbano dal non urbano né urbanizzabile: un limite invalicabile, rigorosamente vigilato.
Città compatta però non significa città fatta solo di case e strade. Una densità ragionevole si può raggiungere senza la necessità di costruire grattacieli e riservando metà dell’area a verde e spazi aperti non asfaltati. Riportare la natura in città non è quindi solo una misura essenziale per il benessere dei cittadini, è anche un modo concreto di lottare contro lo sprawl.
Salzano sottolinea anche che Occorrono provvedimenti statali e regionali che, sulla base di chiari indirizzi politici volti a contrastare gli sprechi, finanzino i comuni virtuosi e disincentivino quelli che non accettino di contenere l’espansione edilizia e non riducono gli sprechi.
Infine, conclude Salzano, esistono in ogni comune e in ogni territorio vaste aree urbanizzate e non utilizzate: dalle caserme alle zone industriali semivuote, alle fabbriche obsolete ai servizi trasferiti altrove, dalle zone urbane degradate o compromesse dall’abusivismo. Tutte possibilità di trasformazione e ri-utilizzazione su cui è possibile impegnare le intelligenze e le capacità professionali dei tecnici, e le risorse follemente impiegate nelle devastanti Grandi opere, inutili a tutti fuorché alla crescita dell’Ego dei promotori (primi ministri o sindaci che siano) e a quella del conto in banca di quanti approfittano del banchetto.

Silvia Minozzi

PROGRAMMA ELETTORALE

TERRA DEL MAGRA – SARZANA – i punti programmatici sono:

PARTECIPAZIONE

• I cittadini sono i veri protagonisti. La trasparenza deve essere punto cardine dell’amministrazione comunale: ogni atto del comune deve essere di dominio pubblico sia nelle fasi di elaborazione che dopo la sua conclusione. Le Consulte Territoriali devono aumentare la loro capacità di divulgazione delle informazioni. Le sedute del Consiglio Comunale e delle Commissioni dovranno essere riprese, registrate e trasmesse in diretta sul sito internet del Comune.

• Il bilancio deve essere partecipato e condiviso: abbattere sprechi e le spese non prioritarie. Trasparenza dei conti pubblici

CONSUMO DI SUOLO

Stop al consumo di suolo. Gestione del territorio sulla base delle reali esigenze della comunità: Stop all’edilizia ingiustificata realizzata solo per sanare il bilancio delle amministrazioni, la popolazione non registra una crescita numerica tale da giustificare nuove case né la crisi del mercato giustifica nuovi capannoni, i nuovi insediamenti dovranno rispettare il territorio ed essere subordinati al recupero e ristrutturazione di manufatti già esistenti in armonia con ciò che li circonda.

• Progetto Marinella: l' area deve essere riordinata e riattata nel rispetto delle sue peculiarità. La banalità estetica e l’eccessiva volumetria dell’attuale progetto finirà per cancellare l’identità di uno degli ultimi esempi di borgo agricolo marino, che non può essere cancellato dall' urbanizzazione massiccia che ha devastato gran parte delle coste italiane. Realizzare quindi un nuovo PUC secondo le reali risorse e potenzialità della piana per un ritorno economico duraturo a favore della collettività locale.

• Progetto Botta: Sostegno al Comitato Sarzana che Botta nella sua opposizione al progetto. Riprogettare la riqualificazione dell’area sulla base di un nuovo PUC ideato secondo i principi di cui sopra.

INQUINAMENTO E RISPARMIO ENERGETICO

• Energie rinnovali e contenimento dei consumi: incentivazione all’istallazione di fonti di energia Rinnovabile (pannelli solari e fotovoltaici). I nuovi immobili ed il restauro dei vecchi dovranno essere a basso consumo di energia

• La mobilità deve essere improntata alla ricerca del massimo risultato ecologico: parcheggi decentrati, piste ciclabili, mezzi pubblici più piccoli ma più frequenti a percorso dedicato, navette dedicate per grandi eventi o periodi festivi, progetto di circonvallazione della città impedendo l’accesso ai non residenti a tutto il “nuovo centro”.

• L’acqua è un bene comune e deve restare pubblica: No alla socializzazione delle perdite ed alla privatizzazione dei profitti. No a qualsiasi intervento o ingerenza di privati che gravi sulle bollette dei cittadini.

• I rifiuti possono essere una risorsa: Se si gestiscono male, producono danni alla salute ed esosi balzelli comunali. Se si organizzano responsabilmente attraverso la raccolta differenziata, il riciclo, il riutilizzo o la trasformazione, possono diventare fonte di lavoro e di reddito per gli abitanti.

ECONOMIA LOCALE

• Il progresso non va ricercato nello stravolgimento dello stile di vita che ha fino ad oggi caratterizzato questo territorio e lo ha distinto da altre realtà: vogliamo promuovere lo sviluppo e il progresso difendendo l’identità culturale, paesaggistica, urbanistica locale creando posti di lavoro reali per i residenti.

• L’agricoltura locale deve diventare elemento di sostenibilità e profitto per i cittadini: favorire l’agricoltura di qualità, i mercati locali per i produttori diretti, i piccoli negozi del centro, i gruppi d’acquisto solidali. La difesa del territorio coltivabile è imprescindibile e il ritorno all’utilizzo agricolo del suolo deve essere incentivato rispettando le scelte di chi sta sempre più indirizzando la propria vita sul recupero dei valori ecologici.

• Valorizzazione del territorio puntando decisamente sul turismo e sulla cultura: Adottare politiche di salvaguardia degli ambienti naturali, di promozione dell’ arte e della cultura che la Terra del Magra ha espresso nei secoli e che ancora continua ad esprimere puntando alla riqualificazione di tutte le strutture esistenti atte a preparare l’operatore turistico locale all’eccellenza della professionalità.

SERVIZI SOCIOSANITARI

• La tutela della salute dei cittadini e della pronta accessibilità gratuita ai servizi deve essere prioritaria: prevenzione (anche attraverso corsi di educazione sanitaria al cittadino) e riduzione al minimo dei fattori di rischio, (inquinanti dell’aria e del suolo) attraverso il potenziamento dei servizi di controllo ambientale e sanitari. Accorciamento dei tempi di attesa e garanzia della possibilità di curarsi nella nostra provincia.

• Il Consultorio Familiare e i Servizi sociali: E’ necessario potenziare l’attività ed il personale dei consultori familiari e del Servizio Sociale comunale, promuovendo una maggior integrazione interdisciplinare. Si tratta di strutture il cui personale è rimasto invariato da oltre dieci anni. I consultori devono poter garantire: consulenza ed assistenza in gravidanza, corsi di preparazione alla nascita ed incontri per i neo genitori, informazione scientifica sui metodi contraccettivi, assistenza psicologica, sociale e sanitaria all’interruzione volontaria di gravidanza; consulenza e assistenza nella difficoltà di coppia, in caso di separazione e divorzio, nelle difficoltà coi figli, per le adozioni, per la mediazione familiare, alle donne ed alle ragazze che hanno subito violenza o la stanno subendo; educazione sessuale. Il problema dei minori con difficoltà psico-sociali, a causa di trascuratezze, maltrattamenti e abusi rende quanto mai necessario un lavoro integrato tra servizio sociale comunale e Asl, nella consapevolezza che non vi possa essere un serio lavoro di protezione dei minori senza un parallelo lavoro e trattamento della inadeguatezza genitoriale. L'aumento delle richieste di psicoterapia per i minori, di mediazione del conflitto genitoriale, di terapia familiare, i disturbi antisociali, il disagio adolescenziale, le violenze sui minori, le relazioni con il Tribunale per i Minorenni, le 'nuove famiglie' (ricomposte, monogenitoriali o di fatto), le nuove povertà, l'affacciarsi ai servizi di utenze extracomunitarie richiedono nuove strumentazioni, aumento del personale e maggiori sinergie in un sistema operativo che non potrà più essere soltanto assistenzialistico, ma promozionale.

• Disagio giovanile e abuso di sostanze devono essere combattuti. Creazione di uno spazio comunale di aggregazione giovanile per le fasce d'età preadolescenziale e adolescenziale (11-18 anni) gestite da figure educative professionalmente preparate. Possibile lavoro di rete con il Servizio Sociale di riferimento per l'accoglienza di minori in difficoltà.