sabato 12 giugno 2010
venerdì 11 giugno 2010
mercoledì 19 maggio 2010
sabato 1 maggio 2010
"L'acqua non si vende" campagna referandaria dei comitati ed associazioni
Chiedere 3 referendum per ottenere di nuovo l’acqua pubblica è questo l’intento dell'iniziativa: "L'acqua non si vende" organizzata Comitato Promotore Provinciale, appoggiato da diverse associazioni e forze politiche.
La campagna referendaria chiama i cittadini a dire no alla privatizzazione dell’acqua in quanto si tratta di un diritto umano universale.
Il comitato le associazioni e diverse forze politiche vogliono opporsi con forza alle intenzioni del Governo che affiderebbe la gestione dell’acqua a privati e multinazionali.
A sostenere la campagna, presentata questa mattina al Tribunale per diritti del Malato, il Partito della Rifondazione Comunista, la Lista civica per le terre del Magra, la sezione provinciale di Sinistra Critica e Sinistra ecologia e Libertà di Ortonovo.
Sono 15 invece le associazioni coinvolte: Acli la Spezia, Ass. Medici per l’ambiente, Partigiani d’Italia, Auser Lerici, Cgil La Spezia, Cittadinanza Attiva, Comitato Ambiente diritti Società, Comitato vivere bene la Macchia di Vezzano Ligure, Comitato Sanità Val di Magra, Federconsumatori, Lega Consumatori Acli, Legambiente, Liberacittadinanza di Sarzana, Meet Up Grillo delle Lunigiana e della Spezia.
( Fonte testo http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Cronaca/-L-acqua-non-si-vende-campagna-61014.aspx)
La campagna referendaria chiama i cittadini a dire no alla privatizzazione dell’acqua in quanto si tratta di un diritto umano universale.
Il comitato le associazioni e diverse forze politiche vogliono opporsi con forza alle intenzioni del Governo che affiderebbe la gestione dell’acqua a privati e multinazionali.
A sostenere la campagna, presentata questa mattina al Tribunale per diritti del Malato, il Partito della Rifondazione Comunista, la Lista civica per le terre del Magra, la sezione provinciale di Sinistra Critica e Sinistra ecologia e Libertà di Ortonovo.
Sono 15 invece le associazioni coinvolte: Acli la Spezia, Ass. Medici per l’ambiente, Partigiani d’Italia, Auser Lerici, Cgil La Spezia, Cittadinanza Attiva, Comitato Ambiente diritti Società, Comitato vivere bene la Macchia di Vezzano Ligure, Comitato Sanità Val di Magra, Federconsumatori, Lega Consumatori Acli, Legambiente, Liberacittadinanza di Sarzana, Meet Up Grillo delle Lunigiana e della Spezia.
( Fonte testo http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Cronaca/-L-acqua-non-si-vende-campagna-61014.aspx)
Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.
Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori.
Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo.
Per conservarlo per le future generazioni.
Perchè tre referendum sull’acqua
Il costituendo Comitato Promotore
I referenti territoriali della campagna referendaria
I materiali per la raccolta firme
Leggi la relazione introduttiva ai quesiti referendari
Perché si scrive acqua ma si legge democrazia
giovedì 29 aprile 2010
Evento - presentazione “ARCIPELAGO DI SOPRAVVIVENZE”
Lista Civica Terra del Magra – Sarzana invita la cittadinanza a partecipare venerdì 30 aprile alle ore 18,00 a Sarzana presso il Centro A. Barontini, via Ronzano a Sarzana all’incontro organizzato dall'Associazione culturale ProgettoUomo dal titolo:
dove presenterà al pubblico il documentario di Claudia La Barbera una Produzione Multi Media Records un’interessante carrellata degli argomenti e dei problemi più impellenti che riguardano il presente e il futuro del nostro territorio e dell’intera collettività. Sintesi della serie, appena conclusa, di presentazioni dei Comitati e Associazioni locali che portano avanti sul territorio un’azione politica di grande pregio, l’Associazione culturale ProgettoUomo si era attivata anche per la
realizzazione di una video-documentazione che, attraverso le interviste a ciascun portavoce di comitato, raccogliesse infine le testimonianze più dirette e attendibili sullo stato della “salute psicofisica” del territorio (ricordiamo che la amena provincia della Spezia ha il primato italiano dell'uso di psicofarmaci e di sostanze tossiche a tutte le fasce d'età ).
Gli scenari preoccupanti che si erano così ulteriormente aperti, avevano spinto una parte dei comitati ad attivarsi nell’immediato a favore della creazione della lista civica indipendente Terra del Magra, ora attiva più che mai nella tutela dell’ambiente della Val di Magra, senza però trascurare il progetto di coordinare tutti i comitati e associazioni del territorio in prospettiva di una comune rete di collegamento che valorizzi l’azione di ciascuno a favore dell’intera collettività e promuova la partecipazione del cittadino alla vita politica .
“ARCIPELAGO DI SOPRAVVIVENZE”
dove presenterà al pubblico il documentario di Claudia La Barbera una Produzione Multi Media Records un’interessante carrellata degli argomenti e dei problemi più impellenti che riguardano il presente e il futuro del nostro territorio e dell’intera collettività. Sintesi della serie, appena conclusa, di presentazioni dei Comitati e Associazioni locali che portano avanti sul territorio un’azione politica di grande pregio, l’Associazione culturale ProgettoUomo si era attivata anche per la
realizzazione di una video-documentazione che, attraverso le interviste a ciascun portavoce di comitato, raccogliesse infine le testimonianze più dirette e attendibili sullo stato della “salute psicofisica” del territorio (ricordiamo che la amena provincia della Spezia ha il primato italiano dell'uso di psicofarmaci e di sostanze tossiche a tutte le fasce d'età ).
Gli scenari preoccupanti che si erano così ulteriormente aperti, avevano spinto una parte dei comitati ad attivarsi nell’immediato a favore della creazione della lista civica indipendente Terra del Magra, ora attiva più che mai nella tutela dell’ambiente della Val di Magra, senza però trascurare il progetto di coordinare tutti i comitati e associazioni del territorio in prospettiva di una comune rete di collegamento che valorizzi l’azione di ciascuno a favore dell’intera collettività e promuova la partecipazione del cittadino alla vita politica .
venerdì 26 marzo 2010
Il punto su rifiuti e acqua.
Cominciamo dai rifiuti ...
La situazione resta fortemente negativa, la raccolta differenziata non supera il 23 % che è il dato medio provinciale. Nel 2009 è continuato l’ export dei rifiuti: una notevole quantità di indifferenziato è stata avviata alla discarica di Scarpino sulle alture di Genova e circa 10 mila ton. di CDR sono state bruciate nell’ inceneritore di Isernia. Le assessore all’ Ambiente del Comune e della Provincia di La Spezia prevedono che l’ impianto di Saliceti possa nel corso del 2010 andare a regime. Com’ è noto lo scorso anno ha operato per circa un terzo della sua potenzialità ovvero 80 mila ton/a. L’ indifferenziato però ammonta a 105 mila ton/a, quindi 25 mila ton. nell' anno in corso dovranno comunque essere esportate fuori provincia previo trattamento nell’ impianto di Albiano Magra.
Pur trattandosi di uno scenario sconfortante -sia sotto l’ aspetto della sostenibilità ambientale che per quanto attiene ai costi del servizio- costituisce la previsione ottimale.!
Cosa si sta facendo per migliorare questo stato di cose?
Pare che il Gestore sia riuscito a dotare Saliceti del necessario numero di operatori. Tempo fa si era diffusa la voce che, causa perduranti condizioni di insalubrità, il personale addetto in forza all’ Acam, si era rifiutato di prendervi servizio e che si era dovuto far ricorso a personale straniero. Ufficialmente si diceva invece che l' impianto si trovava in una condizione di rodaggio. Allo stato possiamo azzardare che se l’ oscura vicenda del mancato accatastamento dell’ impianto (per motivi di illegittimità) non approderà in qualche tribunale, la struttura dovrebbe andare a regime. Certo la decisione di trasferirne la titolarità ai Comuni fa pensare che Hera, il partner forte che dovrebbe acquisire Acam, abbia voluto "scorporare" anche eventuali guai giudiziari oltre che una parte di debiti dell' azienda spezzina..
Pare anche che in giugno parta un progetto che porterà il porta a porta dal 2% al 17% della popolazione residente a La Spezia ovvero 16252 abitanti. Gli utenti interessati passeranno da 1912 a 16252 abitanti. Tenendo conto della produzione media annua procapite degli spezzini * 0.617 tonn. * il monte rifiuti raccolto a domicilio e in "prossimità " passerà da 1179 a circa 10027 tonn./ annue. Prevedendo di recuperare il 65% di questa quantità circa 5751 ton./annue - stiamo parlando della parte che ha mercato ( carta, plastiche CONAI, alluminio, vetro)- unitamente a quella che non ha potere calorifico ( l’ umido ), l’ incremento a giugno 2011 della raccolta differenziata sarà intorno al 4.5%. Purtroppo non si ha notizia di analoghe iniziative in altri Comuni, per esempio a Sarzana ci si limita a dispiacersi per essere rimasti al palo e per la comica e costosa vicenda dei Kanguri che ha lasciato il centro storico senza raccolta differenziata. Niente o quasi neanche a Lerici, Vezzano Ligure, Arcola, Ameglia che sono tra i comuni più popolati. Nel giugno del 2011, peraltro, dovremmo viaggiare intorno a percentuali del 60 % ed alla fine del 2012 dovremmo raggiungere il 65% come previsto dal D.lgs 152/2006. Nel 2011, probabilmente non raggiungeremo neppure al 30 % ! Non di meno è opportuno ricordare che già il limite previsto per il 2008 -cioè il 45 %- non è stato rispettato da nessuno dei comuni della Provincia spezzina. Ancora non si è compreso come la Regione Liguria non abbia applicato ai Medesimi l’ addizionale del 20 % alla tassa rifiuti prevista dall’ art. 205 del suddetto Decreto.
Vi è poi la questione del mancato passaggio da TARSU a TIA …
Certamente in questi anni avremmo dovuto traguardarlo ma non è stato così, ed è facile capire il perché: passare da un sistema di calcolo della bolletta dei rifiuti che si basa in parte sull’ effettiva produzione invece che integralmente sull’ ampiezza degli immobili, avrebbe comportato investimenti nel porta a porta. Il porta a orta è l’ unico sistema idoneo a quantificare -utente per utente- la produzione di rifiuti. Ciò avrebbe significato per il Gestore più investimenti e meno incasso dovuto alla minore quantità di rifiuti smaltiti o trattati. Anche se -va detto- con una raccolta differenziata più alta i Comuni avrebbero goduto di più alti rimborsi Conai.
Tarsu e Tia hanno comunque una cosa in comune: con la Sentenza numero 238/2009 la Corte Costituzionale, nel rilevare la loro natura tributaria, ha sancito che “le prestazioni del servizio di smaltimento dei rifiuti non debbano essere assoggettate ad IVA e debbano essere ricondotte nel novero dei "diritti, canoni, contributi ". Ne consegue che l’Iva addebitata agli utenti risulti indebitamente percepita e pertanto se ne possa richiedere l’ immediata cancellazione dalle future bollette e lo sgravio del pregresso con riferimento agli ultimi 10 anni. Altro duro colpo per le casse del Gestore.!
Nella nostra Provincia non si è ancora deciso nulla a riguardo della discarica di servizio ..
Credo invece di si … la decisione penso sia stata presa ma prima di renderla pubblica si intende “scollinare” il voto regionale. Alcune settimane fa erano comparsi sulla stampa i nomi di siti già ricompresi a suo tempo nella rosa indicata dal Piano Provinciale dei rifiuti. Primo tra tutti quello della discarica di Le Gronde che comunque deve essere ancora ampliata per poter ricevere frazioni di rifiuti. In questo caso Acam andrebbe incontro a costi che certo non si può permettere ( si è parlato di 6 milioni di euro) per poi avere a disposizione una capienza di poco superiore ai 100 mila metri cubi. Nel caso vi si conferisse la FOS ( frazione organica stabilizzata), si potrebbe andare avanti per 3-4 anni. La Fos però non corrisponde che ad un terzo della massa indifferenziata. Le cave di Mangina e Gravegnana rispettivamente ubicate a Brugnato e Rocchetta Vara hanno una capacità di 550 e 350 mila metri cubi ma l’ ipotesi di trasformarle in discariche incontra un notevole dissenso e dovrebbe scontare difficoltà procedurali. Perciò credo che Saturnia sia il sito su cui ACAM farà maggiormente pressione, del resto la Comunità di Pagliari è stata già informata dell’ intenzione da parte del comune della Spezia di conferirvi compost grigio o FOS. Ma in situazioni di emergenza e/o contingenti (si intenda l’ alto costo dell’ export rifiuti) in quell’ impianto potrebbe finirvi il biostabilizzato, cioè ciò che esce dalle biocelle di Saliceti. Tutto ciò per un arco di tempo entro cui si provvederebbe a chiudere il protocollo con Enel per la co-combustione del CDR nella centrale di Vallegrande. Questo scenario rientrerebbe nell' insieme di condizioni dettate da Hera (la multiutility romagnola che ha dichiarato formale interesse per Acam) perché la fusione con l’ azienda spezzina vada in porto.
E qui la questione si allarga al ciclo dell’ acqua …
Si … tra le condizioni dettate da Hera vi sarebbe un taglio al personale di almeno 150 unità (in accordo con i sindacati) e la riduzione del debito accumulato. Nelle ultime settimane nei consigli comunali della Spezia, Lerici e Portovenere si è votato per la costituzione della Società delle Reti che è passata grazie a tutto il centrosinistra e alle Liste Schiffini e Tedoldi. Praticamente i Comuni comprano da se stessi ( cioè dall' Acam ) la vetusta rete idrica spezzina. L’ operazione serve a ridurre il debito di Acam Acque scorporandolo. In pochissimi sanno a quanto questo ammonti .. secondo alcuni potrebbe variare da 95 a 150 milioni di euro. Acam Acque è il contenitore dove si sono sversate le perdite della Società madre. Oggi quel contenitore si chiama Società delle Reti attraverso il quale le perdite saranno socializzate. Fatto indegno che si è cercato di contenere enfatizzando che la Rete Idrica deve restare pubblica come la Legge prevede ! Ma allora perché sino ad oggi era gestita da Acam che è una SPA pubblica ma presente sta sul mercato?
Le perdite saranno socializzate ma i profitti no .. quelli saranno privatizzati: la nuova società di cui farà parte Hera -gruppo quotato in borsa- si terrà infatti l' acqua .. Si tratta dell’ ormai collaudato sistema delle bed e good company… Altra grave ricaduta per le Comunità potrebbe derivare dall' acquisizione da parte di Hera della maggioranza del pacchetto azionario di Acam eventualità da non scartare visto lo stato di decozione a cui Soci Amministratori e CDA hanno portato l' Azienda spezzina. Ciò potrebbe ancor di più condizionare le scelte che attengono al ciclo rifiuti e dell'acqua ed alle relative tariffe. Chi dice che l' ATO ( la Provincia) ed i Sindaci vigileranno si illude o vuole illudere. Altro particolare: ai Comuni ( cioè i cittadini) andrebbe un affitto per l' uso della rete idrica che secondo alcuni dovrebbe servire a ripianare i debiti che essi stessi si sono accollati ... ma è dato sapere a quanto ammonta questo affitto ? o per meglio dire: qualcuno sa se questi introiti saranno sufficienti a delineare un piano di rientro con le banche creditrici ? Ma le preoccupazioni per i cittadini non finisco qui: vi è anche il giustificato timore che i nuovi padroni di ACAM dovendo sostenere i costi dell' affitto della rete e volendo mantenere un adeguato margine di profitto avranno un motivo in più per alzare i costi dei servizi.
Cucciniello Corrado - candidato Lista Civica “Terra del Magra – Sarzana”
La situazione resta fortemente negativa, la raccolta differenziata non supera il 23 % che è il dato medio provinciale. Nel 2009 è continuato l’ export dei rifiuti: una notevole quantità di indifferenziato è stata avviata alla discarica di Scarpino sulle alture di Genova e circa 10 mila ton. di CDR sono state bruciate nell’ inceneritore di Isernia. Le assessore all’ Ambiente del Comune e della Provincia di La Spezia prevedono che l’ impianto di Saliceti possa nel corso del 2010 andare a regime. Com’ è noto lo scorso anno ha operato per circa un terzo della sua potenzialità ovvero 80 mila ton/a. L’ indifferenziato però ammonta a 105 mila ton/a, quindi 25 mila ton. nell' anno in corso dovranno comunque essere esportate fuori provincia previo trattamento nell’ impianto di Albiano Magra.
Pur trattandosi di uno scenario sconfortante -sia sotto l’ aspetto della sostenibilità ambientale che per quanto attiene ai costi del servizio- costituisce la previsione ottimale.!
Cosa si sta facendo per migliorare questo stato di cose?
Pare che il Gestore sia riuscito a dotare Saliceti del necessario numero di operatori. Tempo fa si era diffusa la voce che, causa perduranti condizioni di insalubrità, il personale addetto in forza all’ Acam, si era rifiutato di prendervi servizio e che si era dovuto far ricorso a personale straniero. Ufficialmente si diceva invece che l' impianto si trovava in una condizione di rodaggio. Allo stato possiamo azzardare che se l’ oscura vicenda del mancato accatastamento dell’ impianto (per motivi di illegittimità) non approderà in qualche tribunale, la struttura dovrebbe andare a regime. Certo la decisione di trasferirne la titolarità ai Comuni fa pensare che Hera, il partner forte che dovrebbe acquisire Acam, abbia voluto "scorporare" anche eventuali guai giudiziari oltre che una parte di debiti dell' azienda spezzina..
Pare anche che in giugno parta un progetto che porterà il porta a porta dal 2% al 17% della popolazione residente a La Spezia ovvero 16252 abitanti. Gli utenti interessati passeranno da 1912 a 16252 abitanti. Tenendo conto della produzione media annua procapite degli spezzini * 0.617 tonn. * il monte rifiuti raccolto a domicilio e in "prossimità " passerà da 1179 a circa 10027 tonn./ annue. Prevedendo di recuperare il 65% di questa quantità circa 5751 ton./annue - stiamo parlando della parte che ha mercato ( carta, plastiche CONAI, alluminio, vetro)- unitamente a quella che non ha potere calorifico ( l’ umido ), l’ incremento a giugno 2011 della raccolta differenziata sarà intorno al 4.5%. Purtroppo non si ha notizia di analoghe iniziative in altri Comuni, per esempio a Sarzana ci si limita a dispiacersi per essere rimasti al palo e per la comica e costosa vicenda dei Kanguri che ha lasciato il centro storico senza raccolta differenziata. Niente o quasi neanche a Lerici, Vezzano Ligure, Arcola, Ameglia che sono tra i comuni più popolati. Nel giugno del 2011, peraltro, dovremmo viaggiare intorno a percentuali del 60 % ed alla fine del 2012 dovremmo raggiungere il 65% come previsto dal D.lgs 152/2006. Nel 2011, probabilmente non raggiungeremo neppure al 30 % ! Non di meno è opportuno ricordare che già il limite previsto per il 2008 -cioè il 45 %- non è stato rispettato da nessuno dei comuni della Provincia spezzina. Ancora non si è compreso come la Regione Liguria non abbia applicato ai Medesimi l’ addizionale del 20 % alla tassa rifiuti prevista dall’ art. 205 del suddetto Decreto.
Vi è poi la questione del mancato passaggio da TARSU a TIA …
Certamente in questi anni avremmo dovuto traguardarlo ma non è stato così, ed è facile capire il perché: passare da un sistema di calcolo della bolletta dei rifiuti che si basa in parte sull’ effettiva produzione invece che integralmente sull’ ampiezza degli immobili, avrebbe comportato investimenti nel porta a porta. Il porta a orta è l’ unico sistema idoneo a quantificare -utente per utente- la produzione di rifiuti. Ciò avrebbe significato per il Gestore più investimenti e meno incasso dovuto alla minore quantità di rifiuti smaltiti o trattati. Anche se -va detto- con una raccolta differenziata più alta i Comuni avrebbero goduto di più alti rimborsi Conai.
Tarsu e Tia hanno comunque una cosa in comune: con la Sentenza numero 238/2009 la Corte Costituzionale, nel rilevare la loro natura tributaria, ha sancito che “le prestazioni del servizio di smaltimento dei rifiuti non debbano essere assoggettate ad IVA e debbano essere ricondotte nel novero dei "diritti, canoni, contributi ". Ne consegue che l’Iva addebitata agli utenti risulti indebitamente percepita e pertanto se ne possa richiedere l’ immediata cancellazione dalle future bollette e lo sgravio del pregresso con riferimento agli ultimi 10 anni. Altro duro colpo per le casse del Gestore.!
Nella nostra Provincia non si è ancora deciso nulla a riguardo della discarica di servizio ..
Credo invece di si … la decisione penso sia stata presa ma prima di renderla pubblica si intende “scollinare” il voto regionale. Alcune settimane fa erano comparsi sulla stampa i nomi di siti già ricompresi a suo tempo nella rosa indicata dal Piano Provinciale dei rifiuti. Primo tra tutti quello della discarica di Le Gronde che comunque deve essere ancora ampliata per poter ricevere frazioni di rifiuti. In questo caso Acam andrebbe incontro a costi che certo non si può permettere ( si è parlato di 6 milioni di euro) per poi avere a disposizione una capienza di poco superiore ai 100 mila metri cubi. Nel caso vi si conferisse la FOS ( frazione organica stabilizzata), si potrebbe andare avanti per 3-4 anni. La Fos però non corrisponde che ad un terzo della massa indifferenziata. Le cave di Mangina e Gravegnana rispettivamente ubicate a Brugnato e Rocchetta Vara hanno una capacità di 550 e 350 mila metri cubi ma l’ ipotesi di trasformarle in discariche incontra un notevole dissenso e dovrebbe scontare difficoltà procedurali. Perciò credo che Saturnia sia il sito su cui ACAM farà maggiormente pressione, del resto la Comunità di Pagliari è stata già informata dell’ intenzione da parte del comune della Spezia di conferirvi compost grigio o FOS. Ma in situazioni di emergenza e/o contingenti (si intenda l’ alto costo dell’ export rifiuti) in quell’ impianto potrebbe finirvi il biostabilizzato, cioè ciò che esce dalle biocelle di Saliceti. Tutto ciò per un arco di tempo entro cui si provvederebbe a chiudere il protocollo con Enel per la co-combustione del CDR nella centrale di Vallegrande. Questo scenario rientrerebbe nell' insieme di condizioni dettate da Hera (la multiutility romagnola che ha dichiarato formale interesse per Acam) perché la fusione con l’ azienda spezzina vada in porto.
E qui la questione si allarga al ciclo dell’ acqua …
Si … tra le condizioni dettate da Hera vi sarebbe un taglio al personale di almeno 150 unità (in accordo con i sindacati) e la riduzione del debito accumulato. Nelle ultime settimane nei consigli comunali della Spezia, Lerici e Portovenere si è votato per la costituzione della Società delle Reti che è passata grazie a tutto il centrosinistra e alle Liste Schiffini e Tedoldi. Praticamente i Comuni comprano da se stessi ( cioè dall' Acam ) la vetusta rete idrica spezzina. L’ operazione serve a ridurre il debito di Acam Acque scorporandolo. In pochissimi sanno a quanto questo ammonti .. secondo alcuni potrebbe variare da 95 a 150 milioni di euro. Acam Acque è il contenitore dove si sono sversate le perdite della Società madre. Oggi quel contenitore si chiama Società delle Reti attraverso il quale le perdite saranno socializzate. Fatto indegno che si è cercato di contenere enfatizzando che la Rete Idrica deve restare pubblica come la Legge prevede ! Ma allora perché sino ad oggi era gestita da Acam che è una SPA pubblica ma presente sta sul mercato?
Le perdite saranno socializzate ma i profitti no .. quelli saranno privatizzati: la nuova società di cui farà parte Hera -gruppo quotato in borsa- si terrà infatti l' acqua .. Si tratta dell’ ormai collaudato sistema delle bed e good company… Altra grave ricaduta per le Comunità potrebbe derivare dall' acquisizione da parte di Hera della maggioranza del pacchetto azionario di Acam eventualità da non scartare visto lo stato di decozione a cui Soci Amministratori e CDA hanno portato l' Azienda spezzina. Ciò potrebbe ancor di più condizionare le scelte che attengono al ciclo rifiuti e dell'acqua ed alle relative tariffe. Chi dice che l' ATO ( la Provincia) ed i Sindaci vigileranno si illude o vuole illudere. Altro particolare: ai Comuni ( cioè i cittadini) andrebbe un affitto per l' uso della rete idrica che secondo alcuni dovrebbe servire a ripianare i debiti che essi stessi si sono accollati ... ma è dato sapere a quanto ammonta questo affitto ? o per meglio dire: qualcuno sa se questi introiti saranno sufficienti a delineare un piano di rientro con le banche creditrici ? Ma le preoccupazioni per i cittadini non finisco qui: vi è anche il giustificato timore che i nuovi padroni di ACAM dovendo sostenere i costi dell' affitto della rete e volendo mantenere un adeguato margine di profitto avranno un motivo in più per alzare i costi dei servizi.
Cucciniello Corrado - candidato Lista Civica “Terra del Magra – Sarzana”
Perché difendere il nostro S.S.N.
Perché difendere il nostro Sistema Sanitario Nazionale istituito nel 1978 con la legge 833?
La risposta è molto semplice: perché è stata una conquista di civiltà.
La legge 833 del 1978 è stata, infatti, il frutto di una grande alleanza popolare fra le forze sociali e gli operatori sanitari più sensibili che mosse cittadini allora molto più coscienti ed attivi di oggi nel difendere ed ampliare i propri diritti.
Molteplici sono gli aspetti positivi e le conquiste che ne derivarono e che ancora adesso rimangono espressamente indicati nella legge e nei successivi ampliamenti:
- L’estensione dell’assistenza sanitaria gratuita a tutti i cittadini.
- Lo stesso trattamento sanitario per tutti i cittadini indipendentemente dallo stato sociale, religioso ed economico
- L’ obbligo, per lo Stato, di rispettare la definizione di salute più avanzata nel mondo che impone il raggiungimento e il mantenimento dell’equilibrio fisico, psichico e sociale delle persone. Mettendo quindi in rapporto, negli interventi da mettere in campo, l’ambiente in cui si vive e si lavora e la salute.
- La globalità dell’intervento sanitario dove prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione sono fondamentali e riconosciuti come diritti inalienabili e gratuiti nel percorso di vita dalla nascita in poi.
- Gli interventi di educazione sanitaria nell’ambiente di lavoro, nelle scuole e nelle famiglie per eliminare i fattori di rischio. Nella fattispecie creando i Servizi di Medicina del Lavoro, Medicina Scolastica ed i Consultori Famigliari.
- La tutela dei più deboli che, oltre agli indigenti, sono i portatori di Handicap, i malati psichici e gli anziani. Fino ad arrivare al loro recupero e reinserimento nella vita sociale
- La programmazione come metodo per organizzare i servizi sanitari, basandosi sulla conoscenza dei bisogni reali e complessivi della popolazione con la costituzione dei Distretti Sanitari e dei servizi sanitari territoriali in sinergia con le strutture ospedaliere.
- La partecipazione dei cittadini in organismi interni (Comitati Consultivi Misti) ed esterni (Conferenza dei Sindaci) alla struttura sanitaria pubblica come metodo per controllare ed intervenire sulle scelte in materia sanitaria e per verificare la rispondenza dei servizi ai bisogni della popolazione locale.
- La formazione e l’aggiornamento continuo del personale per una continua crescita professionale e di conoscenza.
Ma molteplici sono anche i fattori negativi che stanno pesantemente minando il Sistema Sanitario Nazionale pubblico.
Per questo la lista civica “terra del Magra – Sarzana” si schiera a difesa di questo patrimonio culturale e solidale e dice no
- Alla cattiva politica ed alla pessima amministrazione che sta minando le fondamenta del nostro S.S.N.
- Ai tagli degli organici e alle carenze tecnologiche che si traducono in trasferimento di finanziamenti dalla gestione diretta a favore di soggetti privati da cui si “acquistano” prestazioni
- Ad un inefficace coordinamento tra servizi ospedalieri e territoriali
- Ad una inadeguata programmazione e a tutti i sistemi che, direttamente o indirettamente, obbligano il cittadino a rivolgersi al privato
- Alla mancanza di interventi strutturali volti alla soluzione delle intollerabili liste di attesa. Ovvero alla mancanza di interventi diretti a rimuovere i fattori che le determinano
- Al precariato in sanità. Perché oltre al dramma ed all’insicurezza per le persone interessate è una dispersione ed impoverimento delle potenzialità con forti ricadute sull’assistenza
- Al privato con funzioni predominanti
- Al carico di lavoro burocratico sul personale sanitario che sottrae tempo in primis all’assistenza, ma anche all’aggiornamento, alla verifiche ed alla ricerca.
- Alla nomina dei Direttori Generali, Sanitari, Amministrativi e di Dipartimento e di Struttura complessa oggi legata più alla fedeltà politica o ad altri “titoli” piuttosto che al reale merito professionale.
Ma per questo occorre nuovamente un’alleanza con gli operatori a cui chiediamo di liberarsi da una sudditanza politico/affaristica, gerarchica e burocratica che ha invaso e sta gestendo per loro il campo sanitario.
Gli operatori devono ritornare a partecipare alle scelte di programmazione per percorsi clinici sicuri per i cittadini.
I cittadini, per parte loro, devono riappropriarsi dello stato che deve fissare regole e garanzie per tutti nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione ed esercitare una forte azione di controllo sia nelle strutture pubbliche che in quelle private.
Qualcuno dice che è ingerenza.
Noi diciamo che è una garanzia per tutti i cittadini del nostro paese.
Graziella Giacomelli, candidata Lista Civica “Terra del Magra – Sarzana” Resp. Centro Ligure Tutela del Malato Sarzana
La risposta è molto semplice: perché è stata una conquista di civiltà.
La legge 833 del 1978 è stata, infatti, il frutto di una grande alleanza popolare fra le forze sociali e gli operatori sanitari più sensibili che mosse cittadini allora molto più coscienti ed attivi di oggi nel difendere ed ampliare i propri diritti.
Molteplici sono gli aspetti positivi e le conquiste che ne derivarono e che ancora adesso rimangono espressamente indicati nella legge e nei successivi ampliamenti:
- L’estensione dell’assistenza sanitaria gratuita a tutti i cittadini.
- Lo stesso trattamento sanitario per tutti i cittadini indipendentemente dallo stato sociale, religioso ed economico
- L’ obbligo, per lo Stato, di rispettare la definizione di salute più avanzata nel mondo che impone il raggiungimento e il mantenimento dell’equilibrio fisico, psichico e sociale delle persone. Mettendo quindi in rapporto, negli interventi da mettere in campo, l’ambiente in cui si vive e si lavora e la salute.
- La globalità dell’intervento sanitario dove prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione sono fondamentali e riconosciuti come diritti inalienabili e gratuiti nel percorso di vita dalla nascita in poi.
- Gli interventi di educazione sanitaria nell’ambiente di lavoro, nelle scuole e nelle famiglie per eliminare i fattori di rischio. Nella fattispecie creando i Servizi di Medicina del Lavoro, Medicina Scolastica ed i Consultori Famigliari.
- La tutela dei più deboli che, oltre agli indigenti, sono i portatori di Handicap, i malati psichici e gli anziani. Fino ad arrivare al loro recupero e reinserimento nella vita sociale
- La programmazione come metodo per organizzare i servizi sanitari, basandosi sulla conoscenza dei bisogni reali e complessivi della popolazione con la costituzione dei Distretti Sanitari e dei servizi sanitari territoriali in sinergia con le strutture ospedaliere.
- La partecipazione dei cittadini in organismi interni (Comitati Consultivi Misti) ed esterni (Conferenza dei Sindaci) alla struttura sanitaria pubblica come metodo per controllare ed intervenire sulle scelte in materia sanitaria e per verificare la rispondenza dei servizi ai bisogni della popolazione locale.
- La formazione e l’aggiornamento continuo del personale per una continua crescita professionale e di conoscenza.
Ma molteplici sono anche i fattori negativi che stanno pesantemente minando il Sistema Sanitario Nazionale pubblico.
Per questo la lista civica “terra del Magra – Sarzana” si schiera a difesa di questo patrimonio culturale e solidale e dice no
- Alla cattiva politica ed alla pessima amministrazione che sta minando le fondamenta del nostro S.S.N.
- Ai tagli degli organici e alle carenze tecnologiche che si traducono in trasferimento di finanziamenti dalla gestione diretta a favore di soggetti privati da cui si “acquistano” prestazioni
- Ad un inefficace coordinamento tra servizi ospedalieri e territoriali
- Ad una inadeguata programmazione e a tutti i sistemi che, direttamente o indirettamente, obbligano il cittadino a rivolgersi al privato
- Alla mancanza di interventi strutturali volti alla soluzione delle intollerabili liste di attesa. Ovvero alla mancanza di interventi diretti a rimuovere i fattori che le determinano
- Al precariato in sanità. Perché oltre al dramma ed all’insicurezza per le persone interessate è una dispersione ed impoverimento delle potenzialità con forti ricadute sull’assistenza
- Al privato con funzioni predominanti
- Al carico di lavoro burocratico sul personale sanitario che sottrae tempo in primis all’assistenza, ma anche all’aggiornamento, alla verifiche ed alla ricerca.
- Alla nomina dei Direttori Generali, Sanitari, Amministrativi e di Dipartimento e di Struttura complessa oggi legata più alla fedeltà politica o ad altri “titoli” piuttosto che al reale merito professionale.
Ma per questo occorre nuovamente un’alleanza con gli operatori a cui chiediamo di liberarsi da una sudditanza politico/affaristica, gerarchica e burocratica che ha invaso e sta gestendo per loro il campo sanitario.
Gli operatori devono ritornare a partecipare alle scelte di programmazione per percorsi clinici sicuri per i cittadini.
I cittadini, per parte loro, devono riappropriarsi dello stato che deve fissare regole e garanzie per tutti nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione ed esercitare una forte azione di controllo sia nelle strutture pubbliche che in quelle private.
Qualcuno dice che è ingerenza.
Noi diciamo che è una garanzia per tutti i cittadini del nostro paese.
Graziella Giacomelli, candidata Lista Civica “Terra del Magra – Sarzana” Resp. Centro Ligure Tutela del Malato Sarzana
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