giovedì 4 marzo 2010

Il consumo di suolo nella Vallata del Magra

Dal 2001 al 2007 sono stati prodotti in italia 2.2 miliardi di metri cubi di edilizia residenziale e non residenziale, con nuove costruzioni o ampliamenti dell’esistente (dati Cresme Ricerche, Istat 2007).

Le cause? Il mercato immobiliare, la speculazione dilagante, la perdita del senso civico, i cronici disavanzi delle Amministrazioni, costrette a contare sugli oneri di urbanizzazione; la subalternità della cultura dei luoghi e della sensibilità paesaggistica alle logiche dei privati; l’inarrestabile sviluppo di insediamenti produttivi - spesso irrazionali; l’incapacità di difendere i luoghi d’eccellenza. La diffusa credenza che ormai solo la casa (o “il mattone”) sia un investimento affidabile.

Quali saranno i rischi e gli effetti nel tempo dell’eccessivo consumo del territorio? In primis la trasformazione irreversibile del paesaggio, ma non solo. La riduzione dei terreni, la crescente omologazione di spazi urbani e non urbani appiattirà le differenze, mostrando sempre più un paesaggio di case e capannoni industriali in una triste continuità tra città, borghi e campagne che - insieme alla congestione dei luoghi, alla visibile riduzione qualitativa delle costruzioni, all’aumento vertiginoso del traffico veicolare - avrà effetti negativi sulla qualità della vita, oltre che sul mercato turistico – un’importante area dello sviluppo economico futuro. Avrà conseguenze anche sul nostro benessere psicologico, visto che tutti amiamo i paesaggi e, almeno sulla carta, vorremmo preservarli.

Un’ indagine Censis del 2003 rivela (se mai ve ne fosse stato bisogno) che il 52% degli italiani acquisterebbe un immobile in un paesaggio di qualità per “il fascino che deriva dall’abitare la storia”. In generale l’opinione pubblica (85% degli intervistati) è favorevole ad un investimento dello Stato e degli Enti Locali per una riqualificazione del paesaggio e per il recupero del patrimonio edilizio storico”.

Cosa è successo nella vallata del Magra? La violenza al territorio, al patrimonio ambientale, storico e culturale è stata fortissima a partire dagli anni sessanta: Allora forse ancora inconsapevole, ma purtroppo irreversibile (edificazione sui fossati storici, costruzioni sulla spiaggia di Marinella e Fiumaretta, Luni Mare), fino alle più recenti involute e purtroppo coscienti “varianti di varianti”, per costruire villettopoli e "nuovi quartieri" in aree un tempo agricole. Le più recenti varianti ai piani regolatori riguardano aree considerate erroneamente "dismesse", "degradate", "non utilizzate" e quindi inutili e da "rivalorizzare".....Non è stato cosi in città con tradizioni e amore per la loro storia, si pensi a Lucca.

Sarzana è ormai “assediata” dai centri commerciali. La vecchia campagna e i terreni agricoli, collocati tra fiume e città, occupati da capannoni industriali che soffocano il centro storico caratterizzandone l’accesso. Un fenomeno, si direbbe, inarrestabile che, dopo aver invaso totalmente la Variante Aurelia, sembra estendersi aprendo un pericoloso varco verso viale xxv aprile. Area, forse considerata anch’essa degradata, che lascia il posto ai nuovi e sempre più improduttivi autosaloni, dimenticando il fiume, il verde e le piste ciclabili, su cui i francesi puntano tutto giocandosi, con anni di anticipo rispetto a noi, un diverso futuro.

Roberto Mazza

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