martedì 9 marzo 2010

La Provincia di Torino BLOCCA il Consumo di Territorio. Dunque è POSSIBILE!



Stop alle villette a schiera, ai capannoni, alle finte case rurali poi trasformate in abitazioni di lusso: la Giunta dell'amministrazione Provinciale di Torino ha approvato un nuovo piano di coordinamento del territorio in grado di bloccare fattivamente il consumo del suolo: non si potrà più costruire su terreni vergini non ancora intaccati dal cemento. Quando il piano sarà approvato i Comuni, nelle loro varianti ai piani regolatori, dovranno tenere conto di questa norma.
Negli ultimi 16 anni nella Provincia di Torino sono andati persi 7500 ettari di terreno, coperti da insediamenti industriali, abitativi, commerciali.Una superficie equivalente all’intera città di Torino! E ciò è accaduto nonostante che la popolazione non sia affatto aumentata, come sottolinea il Presidente della Provincia, Antonio Saitta; questo accade perché le amministrazioni, sia grandi che piccole, usano il territorio a fini di bilancio, per incassare gli introiti degli oneri di urbanizzazione, e non per rispondere a necessità abitative o produttive.
Lo stesso fenomeno lo osserviamo nella nostra provincia: un buon esempio lo ritroviamo nel progetto di Tavolara che prevede la costruzione di capannoni a destinazione industriale e commerciale, per un totale di 25.000 mq di insediamento produttivo più 5.600 mq di parcheggi; prevede inoltre il potenziamento della rete stradale con l’ampliamento della via Tavolara, la creazione di una nuova strada e l’introduzione di due rotatorie sull’Aurelia. Il tutto non nelle numerose aree dismesse delle segherie di marmo che hanno chiuso per fallimento , ma in un territorio attualmente ancora prevalentemente agricolo, uno dei pochi rimasti. Il sindaco di Castelnuovo ha sottolineato che la realizzazione di questo progetto, che avviene in un momento di profonda depressione economica e in cui le avvisaglie di ripresa ancora non si vedono…servirà ad essere pronti per quando la ripresa ci sarà…il che sta a dire che non si sa assolutamente chi potrà acquistare i capannoni per impiantarvi la propria attività commerciale o artigianale, e che questo progetto non si configura affatto come una risposta ad una domanda o a un bisogno.
Alto esempio è il progetto Marinella: in un' area archeologica fluviale e protetta da un parco regionale si vuole permettere di realizzare una darsena da 129 mila mq con 831 posti barca con sulle sponde un complesso ricettivo, residenziale, commerciale di 30 mila mq per 10 mt di altezza. Se il progetto verrà approvato la colonia agricola tutelata da un SIC vedrà raddoppiare i volumi dei suoi fabbricati ed ospitare un centro benessere.
Negli ultimi trent’anni abbiamo visto le nostre strade a fondovalle progressivamente invase da capannoni e centri commerciali, le nostre colline deturpate da villette dagli stili più vari. Il paesaggio sta sparendo e purtroppo in pochi si rendono conto che questa distruzione trascina con sé non soltanto il bello e il buono che può dare la terra, ma anche la civiltà che gli è legata, i rapporti, la socialità.
L’esempio della provincia di Torino ci dice che è ancora possibile fermare questo processo di distruzione del nostro territorio, e cercare di salvare ciò che ancora resta delle nostre campagne e dei nostri boschi. Dobbiamo batterci perché ciò avvenga anche nella nostra valle!

Silvia Minozzi

Nessun commento:

Posta un commento